MARCHIO DEBOLE E MARCHIO FORTE: DIFFERENZE DI TUTELA GIURIDICA
In un precedente articolo, di cui vi lasciamo il link in calce, abbiamo parlato della differenza di tutela tra marchio registrato e marchio di fatto.
In questo video parliamo, invece, di marchio debole e marchio forte, e delle relative differenze.
Il marchio debole e il marchio forte
Innanzitutto: cosa significa “marchio debole”? Il marchio viene definito debole quando, sebbene registrato, gode di una tutela giuridica attenuata, inferiore, rispetto al marchio forte.
Come mai? Prima di scoprirlo, ripercorriamo brevemente di quali tutele gode chi registra un marchio.
Il titolare di un marchio registrato acquista innanzitutto il diritto di esclusiva sull'utilizzo del segno per contrassegnare i propri prodotti o servizi. Ciò implica che il titolare può impedire a chiunque, nello stesso mercato o in un settore affine, di fare uso di segni identici o simili che potrebbero creare confusione nei consumatori sulla provenienza dei prodotti o servizi.
Torniamo alla differenza tra marchio debole e marchio forte. La legge non conosce questa distinzione che, infatti, è stata elaborata dalla giurisprudenza.
Un marchio forte è definito tale proprio perché ha una forte capacità distintiva, cioè è in grado di identificare inequivocabilmente l'imprenditore da cui provengono i servizi o i prodotti contraddistinti dal marchio in questione. In altri termini, la forza di un marchio è strettamente legata alla sua capacità distintiva.
Da ciò si ricava che il marchio è debole quando non ha una forte capacità distintiva - il che accade, ad esempio, nel caso di marchi che richiamano il nome generico del prodotto che contrassegnano.
Un esempio di marchio forte è Apple, il noto marchio che contrassegna telefoni, pc e accessori tecnologici. Perché? Perché la parola Apple (in italiano, mela) non ha alcuna attinenza con i prodotti che rappresenta. Se il marchio Apple fosse usato da un'impresa che produce frutta e verdura, potrebbe essere considerato un marchio debole, proprio per la forte componente descrittiva del prodotto che conterrebbe. In base alla stessa logica, se da un lato Apple è un marchio forte, IPhone, invece, in astratto, sarebbe un marchio debole, perché è composto per la maggior parte dalla denominazione generica del prodotto che contrassegna, ossia di un telefono.
Perché il marchio è debole? Perché essendo composto, almeno in parte, dalla denominazione generica del prodotto che rappresenta, si presta all'imitazione da parte di concorrenti che vendono lo stesso prodotto. Infatti, gli imprenditori non possono pretendere di avere il monopolio sulla denominazione generica dei prodotti che pongono sul mercato, precludendo ai propri concorrenti di farne uso.
Ad esempio, se la mia impresa produce bottiglie, e il marchio che contrassegna il mio prodotto è la parola “bottiglia” - quindi vendo delle bottiglie marchiate “Bottiglia” - rischio di non poter impedire ai miei concorrenti di utilizzare la parola “bottiglia” nel proprio marchio; insomma: rischio di non potermi accaparrare l'esclusiva sul nome comune del prodotto che produco.
Del resto, requisito per la registrazione di un marchio è, tra gli altri, l'originalità: proprio perché il marchio deve essere originale, le denominazioni generiche del prodotto non possono essere registrate come marchio.
Ricapitolando:
un marchio è definito debole quando, pur non corrispondendo interamente alla denominazione generica del prodotto, la richiama significativamente
In altre parole, la debolezza del marchio è determinata dall'impossibilità di precludere ai propri concorrenti di registrare un marchio simile, che copi la parte del segno corrispondente alla denominazione generica del prodotto. Chiunque potrà usare la parte non distintiva del segno, ossia quella che si limita a descrivere il prodotto. Riprendendo l'esempio del marchio Iphone, di principio i titolari del marchio non dovrebbero potersi opporre efficacemente alla registrazione di un marchio simile - ad esempio, Uphone o affini.
La tutela del marchio debole
In concreto, la debolezza del marchio cosa comporta? Che anche piccole differenze tra il marchio debole e un altro segno distintivo, operate a livello di parole, colori oppure simboli, potrebbero essere sufficienti a escludere la sua contraffazione e la possibilità che il consumatore faccia confusione tra i due segni.
Insomma, il marchio forte risulterebbe contraffatto anche attraverso l'uso di un segno che presenta modifiche rilevanti e originali rispetto all'originale registrato; al contrario, in caso di marchio debole sarebbero sufficienti anche solo lievi modifiche o aggiunte per escludere la contraffazione.
Quindi, l’uso di un segno molto simile al marchio debole non integra un'ipotesi di contraffazione, sempre che quella leggera modifica sia idonea a fare percepire nel pubblico dei consumatori gli elementi differenziali.
Ma è sempre così? Non esattamente. Nel prossimo video parleremo di un'eccezione alla regola oggi descritta; in particolare, vedremo il fenomeno del cosiddetto secondary meaning del marchio e scopriremo come mai, in realtà, il marchio Iphone, pur essendo in astratto un marchio debole, in realtà è oggi un marchio molto forte e immediatamente riconoscibile - per cui, mi spiace, niente Uphone!
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In materia di marchio:
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