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In un precedente articolo abbiamo parlato dei confini tra appropriation art e contraffazione. Ricordiamo che l'appropriation art è quella corrente artistica in cui l'artista utilizza all'interno della propria opera oggetti, immagini o opere d'arte preesistenti, già di per sé protetti dalla legge sul diritto d'autore, trasformandoli e modificandoli in modo più o meno pregnante o riproducendoli tout court. 

In particolare, abbiamo analizzato un noto caso affrontato dal Tribunale delle imprese di Milano, riguardante l'artista americano John Baldessarri, che aveva sostanzialmente riprodotto in una propria istallazione la Grande Femme dell'artista svizzero Alberto Giacometti. La giurisprudenza ha ritenuto legittima l'appropriazione da parte di Baldessarri dell'opera di Giacometti attraverso un'interpretazione evolutiva della legge sul diritto d'autore. 

Oggi parliamo di un più recente caso giudiziario sempre in tema di appropriation art, sottoposto al tribunale delle imprese di Venezia, che vede coinvolti da un lato l'artista italiano Gianfranco Sanguinetti e, d'altro lato, l'artista malawi Samson Kambalu e la Fondazione La Biennale di Venezia. 

Prima di entrare nel merito della vicenda giudiziaria occorre fare una breve premessa. Gianfranco Sanguinetti è un artista italiano che aveva aderito a L'Internazionale Situazionista, movimento filosofico-sociologico e artistico marxista libertario che si diffuse a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. 

I Situazionisti proponevano nuove forme d'arte al di fuori dello spazio ritenuto elitario della creazione artistica e propugnavano il superamento dell'arte intesa come mercificazione, usando diversi mezzi tra cui la critica sociale e la beffa, con fini sovversivi. 

Ma, a quanto pare, Sanguinetti ha predicato bene e razzolato male: nel 2013 i suoi "Archivi situazionisti" sono stati venduti all'asta da Christie's - la più grande casa d'aste al mondo -  all'università di Yale per ben 650.000 Euro, (peraltro, senza che venissero ceduti i relativi diritti di proprietà intellettuale sugli stessi e, in particolare, quello di riproduzione).

Samson Kambalu ha esposto nel corso della Biennale di Venezia del 2015 un'istallazione sarcasticamente denominata "Sanguinetti Breakout Area" - ove il termine breakout ha  il significato sia di “contrattacco”, in modo da evidenziare lo scontro dell’autore con Sanguinetti mediante le stesse armi situazioniste, sia il significato di “fuga”, in modo da evidenziare l’abbandono della teorica situazionista da parte di Sanguinetti stesso.
L'installazione comprendenva circa tremila fotografie dichiaratamente ritraenti documenti, scritti, disegni e foto contenuti nell’archivio di Sanguinetti, conservato presso la  “Beinecke library” di Yale, con l’espresso avviso che i visitatori della mostra avrebbero potuto maneggiare, fotografare e condividere on line detto materiale.

Sanguinetti ha citato in giudizio la Fondazione La Biennale di Venezia e Kambalu lamentando diverse violazioni del proprio diritto d'autore.
Il tribunale di Venezia si è pronunciato sul punto escludendo che l'opera di Kambalu fosse contraffazione benché composta da riproduzioni fotografiche di scritti, disegni, foto e opere di Sanguinetti.
Infatti, buona parte delle riproduzioni fotografiche esposte riportavano quanto ritratto, sospeso nelle stesse mani di Kambalu, che, a mo’ di sberleffo, pare abbia inteso riappropriarsi fisicamente del materiale di Sanguinetti per rimetterlo a disposizione della libera fruizione dei visitatori della mostra, in sarcastica sintonia con l'ideale situazionista di Sanguinetti.
Il tribunale ha riconosciuto che l'opera, utilizzando il linguaggio stesso del movimento situazionista, ossia lo scandalo e la beffa, attraverso il quale l'artista malawi ha evidenziato la contraddizione tra la lotta alla mercificazione dell'opera, teorizzata da Sanguinetti, e la messa in vendita delle sue stesse opere per una consistente somma di denaro, si faceva portatrice di un messaggio di critica sarcastica creativo, originale ed autonomo chiaramente percepibile.

Per questo, a parere del tribunale, l'opera non può certo dirsi mera contraffazione e plagio delle opere di Sanguinetti, anche per l'integrazione dell'esimente della parodia, diritto costituzionalmente garantito dal nostro ordinamento.

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Maria Irene Severino

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In tema di diritto d'autore:

- DIRITTO D'AUTORE E FOTO CONDIVISE SU INSTAGRAM: CASO DONALD GRAHAM CONTRO RICHARD PRINCE

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OPERA D'ARTE COME LOGO: SI PUÒ?

DIRITTO D'AUTORE - APPROPRIATION ART E CONTRAFFAZIONE (CASO FONDAZIONE GIACOMETTI CONTRO JOHN BALDESSARRI E FONDAZIONE PRADA)

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