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Ormai su Google è possibile trovare un'infinità di fotografie da cui trarre ispirazione anche a fini commerciali. Ma, come vedremo a breve, l'utilizzo indiscriminato di queste fotografie si scontra con i limiti della legge sul diritto d'autore.

In questo video analizzeremo un caso su questo tema, di recente deciso dalla sezione specializzata in materia d'impresa del tribunale di Milano, che ha condannato il noto stilista Antonio Marras per violazione del diritto d'autore nei confronti dell'affermato fotografo naturalista Daniel Cox.

Per comprendere appieno la vicenda occorre una breve introduzione sul rapporto tra fotografia e diritto d'autore, ma niente paura, sarò breve.

Inizialmente la fotografia non era stata accolta di buon grado nel campo delle arti, in quanto considerata come un mero mezzo di riproduzione meccanica della realtà. 

Non deve dunque sorprendere che la fotografia, in Italia, risulti tutelata come forma d'arte solo dal 1979, quando è entrata in vigore una riforma intervenuta sulla legge sul diritto d'autore del 1941. 

Ciò significa che prima della fine degli anni '70, in Italia, gli autori di fotografie erano totalmente sprovvisti di tutela in caso di plagio o di altri utilizzi impropri da parte di terzi delle proprie opere. 

Oggi la legge sul diritto d'autore prevede una duplice tutela della fotografia a seconda che si tratti:
- di opere fotografiche di carattere creativo;
- oppure di semplici fotografie.

Vediamo le differenze. 

Come oggetto di diritto d’autore, l’opera fotografica trova protezione all’articolo 2 della legge sul diritto d’autore, al pari di tutte le altre opere dell'ingegno.

La protezione offerta all'autore di un'opera fotografica consiste:
- nella tutela dei diritti patrimoniali;
- e nella tutela dei diritti morali connessi all'opera.

In particolare, la tutela dei diritti patrimoniali si concretizza nell'assegnare all'autore il diritto esclusivo di pubblicare l'opera, nonché di utilizzarla economicamente in ogni forma e modo, originale o derivato. I diritti di utilizzazione economica dell'opera possono essere liberamente ceduti a terzi e durano tutta la vita dell'autore e sino al termine del settantesimo anno dopo la sua morte.

Quanto ai diritti morali – inalienabili e perpetui – consistono nel diritto di rivendicare la paternità dell'opera e di opporsi a qualsiasi sua deformazione, mutilazione o altra modificazione, oltre che a ogni altro atto a danno dell'opera stessa, che possa essere pregiudizievole rispetto all'onore o alla reputazione dell'autore. 

Vediamo ora la tutela spettante alle cosiddette “semplici fotografie”. 

Per semplici fotografie si intendono “le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo”.

Non sono comprese nell’ambito della tutela le fotografie che potremmo definire “meramente riproduttive” di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e simili.

Rispetto alla semplice fotografia, l’autore ha alcuni diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera, cioè: il diritto esclusivo di riproduzione e il diritto esclusivo di diffusione e spaccio.

I diritti di sfruttamento economico durano vent'anni dalla produzione della fotografia stessa e poi si estinguono.
Possono sempre essere ceduti a terzi dal fotografo, dietro prestazione di un compenso. 

L'autore di una mera fotografia può, quindi, opporsi alla riproduzione o alla diffusione dell'immagine se questa è avvenuta senza il suo consenso e senza il pagamento di un equo corrispettivo. 

Attenzione: affinché le semplici fotografie vengano tutelate, devono riportare: il nome del fotografo e la data dell’anno di produzione.

In mancanza di questi dati, la riproduzione della foto da parte di terzi non viene considerata abusiva a meno che non venga provata la malafede di chi la riproduce.

In concreto, cosa distingue l'opera fotografica a carattere creativo dalla semplice fotografia? La creatività. Ma come si fa a capire se una foto è creativa o meno?

I tribunali dovrebbero formulare questo “giudizio sulla creatività” fondandosi su parametri il più possibile oggettivi. 

Le poche sentenze sul punto fanno perno sull'imprescindibile influenza della personalità dell'autore sull'opera fotografica, influenza capace di trasmettere al suo fruitore “il nucleo comunicativo ed emotivo in essa racchiuso”.

Per la giurisprudenza, l'impronta di personalità dell'autore traspare da più di un elemento, tra cui: l'originalità dell'inquadratura e della prospettiva, la scelta e la disposizione degli oggetti da riprodurre, il loro accostamento, la selezione delle luci e delle fonti di luce, il dosaggio dei toni chiari e dei toni scuri; più in generale, la capacità della fotografia di evocare delle suggestioni che trascendono il comune aspetto della realtà raffigurata. 

Anche in ambito europeo la Corte di Giustizia si è espressa in termini analoghi.

In sintesi: le fotografie sono considerate opere d'arte quando il loro autore trascende il reale, ossia non si limita a riprodurlo ma lo filtra con il suo personalissimo modo di vederlo e interpretarlo. 

Anche se la differenza tra opera fotografica e semplice fotografia sembra chiara sulla carta, i giudici potranno incontrare molte difficoltà a operare tale distinguo in concreto, soprattutto in questo momento storico, in cui ogni forma d'arte diventa sempre più concettuale e svincolata dal classico senso del “bello”. 

Torniamo ora alla pronuncia del tribunale di Milano contro lo stilista Marras.

Come anticipato, la turbativa del diritto d'autore era sorta perché Marras aveva riprodotto nella sua collezione Autunno-inverno 2014-2015 l'iconica fotografia di Daniel Cox, che rappresenta un lupo che ulula tra i fiocchi di neve. 

Lo stilista aveva trovato l'immagine su Google e l'aveva usata senza chiedere l'autorizzazione al fotografo e senza farne il nome.

Il fotografo lo aveva citato in giudizio chiedendo:
- l'accertamento e la dichiarazione della violazione del proprio diritto morale d’autore e dei propri diritti esclusivi di sfruttamento economico dell'immagine;
- e il risarcimento dei danni. 

Lo stilista si è difeso negando che l’immagine riprodotta sui suoi abiti fosse quella scattata da Cox, adducendo che si trattava di una rielaborazione grafica. 
In più aggiungeva che, in ogni caso, l’immagine del lupo era una semplice fotografia e, in quanto tale, non meritevole di particolare protezione come “opera fotografica”. 
E se di semplice fotografia si trattava, la sua tutela durava vent’anni, quel lasso di tempo era già trascorso e la foto era dunque liberamente utilizzabile.

Il tribunale di Milano ha, invece, qualificato l'immagine come “opera fotografica” vista l'impronta personale dell'autore che si sarebbe manifestata, in particolare, nella scelta e nello studio del soggetto da rappresentare, nella capacità di cogliere l'attimo rispetto al momento esecutivo di realizzazione, nel sapiente uso del chiaroscuro e dei contrasti, nonché nel suscitare suggestioni che trascendono la mera rappresentazione grafica dell'animale.

Di conseguenza, il tribunale ha vietato a Marras l'ulteriore riproduzione, commercializzazione o diffusione sotto qualsiasi forma della fotografia, condannandolo al risarcimento del danno e alla rifusione delle spese legali.  

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Maria Irene Severino

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