STORNO DI DIPENDENTI E STRUMENTI DI TUTELA | PRIMA PARTE
In un precedente articolo abbiamo fatto alcuni esempi di scorrettezza professionale e, in particolare, abbiamo descritto la condotta di storno di dipendenti o collaboratori: l'appropriazione, da parte di un'impresa, del personale di un'altra impresa sua concorrente e, tramite questo, anche del know-how dell'impresa che subisce lo storno.
Ma attenzione: il passaggio di dipendenti o collaboratori da un'impresa all'altra, di per sé, non costituisce atto di concorrenza sleale; infatti, ciascun lavoratore ha diritto di migliorare la propria posizione lavorativa.
Per la giurisprudenza, questo comportamento diventa illecito concorrenziale solo quando è accompagnato da altri elementi, tra cui, ad esempio:
- un numero di dipendenti stornati particolarmente elevato;
- oppure, la specifica e ricercata competenza professionale dei dipendenti stornati, che li rende particolarmente appetibili e contesi nell'ambito del mercato di riferimento. In quest'ultimo caso l'impresa stornante approfitta degli investimenti formativi effettuati dall'impresa concorrente sui propri dipendenti o collaboratori.
In ogni caso, per classificare l'appropriazione di dipendenti o collaboratori altrui come atto di concorrenza sleale è necessario, inoltre, che l'imprenditore concorrente agisca con il fine specifico di danneggiare l'altrui impresa - aspetto che sarà l'impresa danneggiata a dover provare.
Tramite lo storno di dipendenti possono configurarsi ulteriori profili di scorrettezza professionale quando questo è finalizzato alla rivelazione di segreti aziendali oppure all'acquisizione di know-how, attività concorrenziali che possono anche essere realizzate direttamente dagli ex-dipendenti o collaboratori che abbiano deciso di mettersi in proprio.
Chiarito cos'è lo storno di dipendenti o collaboratori, in questo e nel prossimo articolo vedremo alcune strategie da attuare per tutelarsi da questa forma di concorrenza sleale.
In generale, le strategie possono essere due.
Innanzitutto si può cercare di risolvere il problema “a monte”, intervenendo direttamente sui propri dipendenti e collaboratori per evitare che decidano di passare a un'impresa concorrente: in particolare, si possono prevedere, all'interno del contratto di lavoro o di collaborazione, specifiche clausole che vincolino dipendenti e collaboratori, una volta cessato il rapporto, impedendo loro di prestare la propria opera per imprenditori concorrenti e di rivelare i segreti e il know how aziendale: si tratta del patto di non concorrenza e del patto di riservatezza.
In parallelo, è astrattamente configurabile anche un intervento “a valle”, che si concretizza in un accordo tra imprenditori concorrenti con cui, ad esempio, gli imprenditori si obbligano reciprocamente a non appropriarsi dei rispettivi dipendenti o collaboratori; come vedremo meglio nel prossimo articolo, però, si tratta di una soluzione di dubbia validità e non sempre praticabile, soprattutto quando "i buoi sono già scappati" e alla società che ha subito lo storno non resta che sperare nello spirito di collaborazione della propria concorrente.
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Serie sulla concorrenza sleale:
1. Concorrenza sleale: definizione e princìpi
2. Concorrenza sleale per confusione e imitazione servile
3. Concorrenza sleale per denigrazione e appropriazione di pregi
4. Concorrenza sleale: atti di scorrettezza professionale
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