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Questo è il primo articolo di una serie dedicata alla concorrenza sleale per cui, se vi va, vi invitiamo a guardare anche gli altri.

Come è noto, in un’economia di mercato, come quella italiana ed europea, la concorrenza tra imprenditori è fisiologica e, anzi, incentivata.

La libertà di iniziativa economica privata e la conseguente libertà di concorrenza sono garantite dall’articolo 41 della Costituzione, per il quale, tuttavia, queste libertà non possono svolgersi in contrasto “con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”.

Quali sono le conseguenze di questo principio? Da un lato, che ciascun imprenditore gode di ampia libertà di azione e può attuare tutte le strategie che ritiene più proficue, anche per sottrarre la clientela ai propri concorrenti; dall'altro lato, che la competizione fra imprenditori deve svolgersi in modo corretto e leale.

Nulla vieta che la competizione sia anche particolarmente serrata: come detto, il nostro sistema economico è basato sulla libera concorrenza, per cui non tutela l’interesse degli imprenditori a conservare la clientela acquisita. Si pensi al caso di sottrazione della clientela da parte di un concorrente. È evidente che l’imprenditore subisca un danno, ma tale danno non è ingiusto e risarcibile se la competizione si è svolta in maniera leale.

Il legislatore ha fissato alcune regole di comportamento proprio allo scopo di distinguere tra comportamenti concorrenziali leali, perciò leciti e consentiti, e comportamenti sleali, quindi illeciti e vietati. Nei prossimi articoli vedremo alcuni esempi di atti di concorrenza sleale, ma intanto soffermiamoci sui DUE principi fondamentali della disciplina normativa.

UNO: la disciplina della concorrenza sleale tutela direttamente solo gli imprenditori. Gli imprenditori, infatti, sono gli unici soggetti legittimati ad azionare i rimedi contro la concorrenza sleale. I consumatori sono tutelati solo indirettamente da questa disciplina: infatti, l’ordinamento offre loro altri strumenti di protezione.

DUE: gli atti di concorrenza sleale sono sanzionati anche se non hanno ancora arrecato un danno ai concorrenti. È sufficiente il c.d. danno potenziale. Infatti, quando viene realizzato un atto di concorrenza anche solo potenzialmente idoneo a danneggiare l’altrui impresa:

- scatta la sanzione tipica dell’inibitoria alla continuazione del comportamento scorretto: il concorrente dovrà quindi smettere di insidiare l’altrui imprenditore;

- si impone all’imprenditore agente di rimuovere, ove possibile, gli effetti pregiudizievoli prodotti, ripristinando lo stato antecedente alla violazione;

- infine, resta sempre salvo il diritto al risarcimento dei danni se l’atto è commesso con dolo o colpa.

Ciò che si vuole tutelare, insomma, è l’interesse generale al corretto funzionamento del mercato, così come assicurato dal gioco della concorrenza, che potrebbe essere messo in pericolo da pratiche commerciali scorrette. Ma quali sono, in concreto, i comportamenti che integrano atti di concorrenza sleale? Lo vedremo nei prossimi articoli, in cui faremo alcuni esempi pratici.

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Sullo stesso tema: 

Concorrenza sleale -2- Confusione e imitazione servile

- Concorrenza sleale -3- Denigrazione e appropriazione di pregi altrui

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Maria Irene Severino

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