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Quando due genitori si separano affettivamente spesso nasce uno dei problemi più spinosi, ossia: come regolare il mantenimento dei figli? E le spese accessorie? 

Di questi argomenti abbiamo parlato in articoli precedenti, anche con riferimento ai figli maggiorenni.

Abbiamo precisato che, in caso di disaccordo fra i genitori in relazione al mantenimento dei figli, è necessario instaurare una procedura volta a stabilire la misura del mantenimento a carico del genitore non collocatario. 

Con l'allontanamento di un genitore dalla casa familiare, infatti, viene meno il supporto economico di quel genitore alle spese abitative e quotidiane necessarie per i figli. 

Per tale ragione proprio dalla fine della convivenza decorre l'obbligo di mantenimento dei figli minorenni o maggiorenni non economicamente indipendenti. Ciò sembrerebbe scontato – e si tratta in fondo di un ragionamento di buon senso – eppure recentemente la Corte di Cassazione è stata chiamata più volte a puntualizzare che: 

1. l'obbligo di mantenimento dei figli a carico di un genitore scatta con la fine della convivenza, poiché si presume che in costanza di convivenza le spese vengano suddivise fra i genitori ....in proporzione alle loro sostanze; 

2. la sentenza che stabilisce il contributo al mantenimento ha natura cosiddetta "dichiarativa" e non "costitutiva" – ossia, più semplicemente, la sentenza riconosce un diritto (del figlio) e conseguentemente un obbligo (del genitore) che già esiste di per sé in ragione del rapporto genitoriale e che, quindi, non nasce a seguito dell'accertamento svolto da un giudice – ciò significa che l'obbligo di mantenimento può retroagire a una data che precede quella, appunto, in cui si definisce il giudizio in tribunale... tipicamente a distanza di anni dal suo avvio;

3. salva diversa espressa indicazione del tribunale, l'obbligo di mantenimento dei figli retroagisce naturalmente al momento della domanda giudiziale – ossia al momento in cui il genitore collocatario ha instaurato il giudizio in tribunale per la quantificazione del mantenimento, fermo restando che se è trascorso molto tempo dalla fine della convivenza è possibile domandare un rimborso forfettario per le spese pregresse.

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Un'ultima importante precisazione: il giudice ha facoltà di graduare l'obbligo di mantenimento in relazione alle diverse fasi della vita dei figli e alle connesse esigenze – opzione, questa, che forse potrebbe evitare il sorgere di continui conflitti fra genitori al variare delle necessità dei figli. 

Giusto per fare un esempio, pensiamo ai costi per il conseguimento della patente di guida. Può il genitore che li sostiene chiedere all'altro di contribuire? Anche qui, in assenza di regole specifiche stabilite dal legislatore (per fortuna, poiché ogni famiglia ha le proprie caratteristiche!), il criterio guida a cui potremmo ispirarci è quello del buon senso... 

Potremmo chiederci: cosa avrebbero fatto i genitori se fossero rimasti un'unica famiglia? Come avrebbero partecipato alle spese per consentire al figlio di prendere la patente ed essere autonomo? 

Per far fronte a questa tipologia di situazioni e ad altre simili potrebbero esserci dei protocolli in vigore presso ciascun tribunale che è bene conoscere: ad esempio, il Protocollo famiglia di Verona, adottando un'impostazione salomonica, ha previsto espressamente che tali costi, nei limiti massimi di mille euro, siano da ripartire equamente fra i genitori, anche senza un loro preventivo accordo. 

Cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti! 
 

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Martina Vivirito Pellegrino

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