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Questo è il terzo articolo di una serie dedicata al rapporto fra l'avvocato e le web agency - ma anche i freelance e, più in generale, i cosiddetti content creator - per cui vi invitiamo, se vi va, a leggere anche i precedenti articoli della serie qui e qui.

Se è vero che qualsiasi attività d'impresa, oggi, deve poter contare su una brand/corporate identity, è altrettanto vero – benché spesso sottovalutato – che la documentazione, anche contrattuale, costituisce un biglietto da visita indicativo della struttura, della vision e del brand di chi la utilizza. Nelle trattative commerciali, le società interloquiscono sia di persona, attraverso i meeting, sia per iscritto, attraverso le bozze degli accordi da perfezionare: l'imprenditore farebbe bene a considerare che lo stile e il valore della propria attività si esprimono in entrambi i contesti e che una modulistica aziendale carente non è meno lesiva di una presentazione modesta.

E allora, poiché le web agency sono da sempre in prima linea nella creazione del brand dei propri clienti, coerenza vuole che esse per prime si dotino di strumenti (giuridici, ma pur sempre strumenti), come la modulistica, in grado di stupire per chiarezza, completezza, rigore... e, perché no, anche dal punto di vista visivo: i contratti, le informative, gli allegati non devono per forza ricordare i peggiori formulari utilizzati da banche e compagnie telefoniche. Non a caso è sempre più vivace il settore dei visual contract, che le web agency farebbero bene a osservare con molta attenzione.

I contratti, le informative, i patti di non concorrenza, gli accordi di esclusiva, i non disclosure agreement, non sono una soluzione one size fits all calata dall'alto ma strumenti che sarà poi la web agency a “maneggiare” ogni giorno, tramite amministratori, commerciali, tecnici del customer care: si tratta di documenti che da un lato concorrono a costituire la cultura aziendale, essendo espressione di una vision e di un metodo di lavoro, e, dall'altro (per conseguenza), devono essere predisposti non dallo studio legale ma CON lo studio legale, attraverso la sincera condivisione delle esigenze da perseguire e delle criticità da tutelare (ogni web agency ha le proprie).

Infine, dato il tipico dinamismo che connota le web agency, è opportuno che il consulente di riferimento abbia un approccio altrettanto dinamico. Anche quando assiste una società qualunque, lo studio legale dovrebbe perseguire l'obiettivo di essere percepito da management e dipendenti come una business unit in grado di inserirsi nelle dinamiche e portare il proprio contributo senza affaticare il workflow aziendale. Con le web agency questa esigenza è ancor più sentita, trattandosi spesso di contesti destrutturati e molto “orizzontali”, che lavorano a progetto, in parte in house e in parte presso il cliente, secondo agende e scadenze in continua evoluzione.

Ecco allora che il tradizionale approccio per cui l'avvocato fissa un appuntamento a dieci giorni di distanza presso il suo studio per apprendere solo allora le questioni giuridiche da dirimere (magari attraverso pareri scritti che richiedono altrettanto tempo per essere inviati), non solo non viene più premiato ma risulta intollerabile. Lo studio legale deve dunque essere attrezzato per applicare rapidamente un team di professionisti presso la sede aziendale, per condividere file con il cliente attraverso sistemi di cloud professionali e GDPR compliant, per organizzare riunioni in locali provvisti della tecnologia necessaria, per svolgere conference call in mobilità.

L'avvocato che per tradizione o sufficienza pensa di non aver bisogno di una brand identity, di un sito internet, di una strategia di comunicazione professionale – e, dunque, di una web agency – potrebbe dover ricredersi quando sarà troppo tardi.

Al contempo, la web agency e il freelance che per le stesse ragioni utilizzano modulistica e informative scaricate da internet e poi riadattate in autonomia rischiano di trovarsi a cercare un avvocato in tutta fretta quando un cliente chiederà i danni perché un sito di e-commerce non è ancora on-line ma il contratto non è chiaro sui termini di consegna, quando un fotografo reclamerà diritti sulle immagini di uno shooting utilizzate a suo dire illegittimamente, o se il Garante della Privacy dovesse svolgere un'ispezione in merito al trattamento dei dati personali.

In definitiva, la web agency e lo studio legale farebbero bene a rendersi conto che operano nello stesso contesto e che da un loro incontro professionale avrebbero entrambi da guadagnare.

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Della stessa serie:

WEB AGENCY E CONTRATTI: FRA PERICOLI E OPPORTUNITÀ

CONSULENZA LEGALE A WEB AGENCY - MINISERIE - PARTE 1

CONSULENZA LEGALE A WEB AGENCY - MINISERIE - PARTE 2 

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Alessio Storari

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