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Il know-how di un’impresa si compone dell’insieme delle informazioni, dei processi e delle risorse, anche umane, che rendono un'impresa unica e che la distinguono dalle altre imprese.
Si tratta di informazioni, conoscenze e apporti professionali che creano un valore e che permettono all'impresa che le possiede di acquisire un vantaggio concorrenziale sui propri concorrenti.

Il know how di un’impresa è dunque costituito da processi e informazioni uniche, che devono rimanere segrete e che devono essere adeguatamente preservate da tentativi di divulgazione, sottrazione e accaparramento da parte di imprenditori concorrenti.

La legge tutela il know how tramite molteplici strumenti giuridici, tra cui:
- il patto di riservatezza o non disclosure agreement;
- l'obbligo di fedeltà, che per legge grava su tutti i lavoratori dipendenti;
- le disposizioni che reprimono gli atti di concorrenza sleale tra imprenditori;
- le disposizioni che tutelano i segreti commerciali.

Di patto di riservatezza, obbligo di fedeltà e concorrenza sleale abbiamo già parlato in molti altri nostri video-articoli; oggi ci soffermiamo sulla disciplina della tutela dei segreti commerciali, che prevede a favore delle imprese vittime di sottrazione o divulgazione indebite di know-how la possibilità di rivolgersi a un giudice, anche in via d'urgenza, al fine di vietare ai concorrenti di rivelare o utilizzare altrimenti i segreti commerciali sottratti abusivamente e di ottenere un risarcimento dei danni subiti. 

Per godere della tutela dei segreti commerciali prevista dal codice della proprietà industriale non è richiesta alcuna formalità di registrazione (a differenza delle altre tutele offerte dal diritto industriale per i cosiddetti diritti "titolati", tra cui, ad esempio, il marchio registrato, il brevetto d'invenzione e la registrazione del disegno o modello di design industriale): questo "libero accesso" alla tutela la rende particolarmente appetibile.  

Tuttavia, per godere della tutela dei segreti commerciali è necessario che il know-how dell’impresa rispetti tre condizioni fra loro non alternative ma cumulative:
- le informazioni che lo compongono devono essere segrete;
- le stesse informazioni devono avere un valore economico;
- chi detiene le informazioni deve avere adottato misure ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete.

Sono questi i requisiti che l'imprenditore danneggiato deve provare in giudizio per ottenere la condanna del proprio concorrente alla cessazione del comportamento lesivo ed eventualmente anche al risarcimento.

Quanto alla prova della segretezza, di regola è sufficiente dimostrare che le informazioni violate fossero state elaborate all'interno dell’impresa e rivelate solo agli addetti designati.

Anche la prova del valore economico delle informazioni riservate è, di regola, facile da fornire: di recente la giurisprudenza ha riconosciuto che talune informazioni aziendali, semplicemente in quanto segrete, fossero dotate di un valore economico intrinseco. 

Quanto alla prova dell’idoneità delle misure di tutela della segretezza delle informazioni, la recente giurisprudenza ritiene adeguate allo scopo misure non particolarmente complesse e comunque adottabili dalla maggior parte delle imprese senza eccessiva difficoltà come, ad esempio: 
- l'accesso ai locali filtrato da un sistema di portierato; 
- l'accesso al server aziendale solo tramite autenticazione, con l’inserimento per ciascun utente di username e password;
- l'accesso di ciascun dipendente solo alle aree di propria competenza;
- infine, l’adozione di un regolamento informatico affisso sulla bacheca dell'impresa.

Tali prove sono state ritenute sufficienti per concedere un provvedimento di tutela delle informazioni riservate.

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Maria Irene Severino
 

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