PATTO DI RISERVATEZZA: COSA É A COSA SERVE

Il patto di riservatezza o di non divulgazione (conosciuto anche come N.D.A. o “Non Disclosure Agreement”) è un accordo stipulato al fine di garantire che talune informazioni, ritenute riservate, rimangano tali e non vengano rivelate o divulgate a terzi. Come è ovvio, oggetto del patto devono essere dati e informazioni che non siano già di pubblico dominio, altrimenti l’accordo di riservatezza stesso non avrebbe ragione di esistere.

Con la sottoscrizione di un patto di riservatezza le parti si obbligano a non rivelare o divulgare il contenuto delle suddette informazioni, qualificate come confidenziali, o a farne altrimenti uso, pena il sorgere dell'obbligo di risarcimento del danno in capo alla parte che ha violato il patto.

Di regola il patto di riservatezza non si caratterizza per essere reciproco – ossia per vincolare entrambe le parti che lo sottoscrivono – ma si presenta come un accordo che vincola solo una parte, la cosiddetta “parte ricevente” l'informazione riservata, nei confronti della “parte rivelante”.

Tuttavia, nulla vieta che entrambe le parti contraenti si obblighino reciprocamente a mantenere riservate talune informazioni che condividono e a non farne un uso diverso da quello pattuito, come può avvenire nel caso del patto di riservatezza tra due imprenditori concorrenti, relativo, ad esempio, all'esistenza e al contenuto di accordi intervenuti tra le parti che devono rimanere segreti. 

PATTO DI RISERVATEZZA TRA L'IMPRESA E IL LAVORATORE SUBORDINATO O IL COLLABORATORE AUTONOMO

L'esempio più noto di un accordo di riservatezza (o accordo di non divulgazione) che vincola una sola parte contraente è quello che intercorre tra il lavoratore dipendente e il datore di lavoro oppure tra il lavoratore autonomo e il committente.

Il patto di riservatezza può essere contenuto all’interno del contratto di lavoro, oppure essere sottoposto al lavoratore in un momento successivo, allorché, ad esempio, emergano nuove circostanze che rendano necessaria una tutela maggiore del datore di lavoro.

Con il patto di riservatezza è possibile imporre al dipendente o al collaboratore di non rivelare o divulgare a terzi alcune informazioni riservate o a farne altrimenti uso.

 

Patto di riservatezza: durata
 

L’obbligo di riservatezza vige dalla sottoscrizione dell’accordo e può conservare la propria efficacia per una durata indeterminata, ossia per sempre, anche una volta cessato il rapporto di lavoro. 

 

Patto di riservatezza e patto di non concorrenza
 

Per scongiurare il rischio di storno di dipendenti o collaboratori, ossia di appropriazione della propria forza lavoro da parte dei concorrenti, l'ideale sarebbe inserire nel contratto di lavoro e di collaborazione, oltre a un patto di riservatezza, anche un patto di non concorrenza.

Patto di non concorrenza e patto di riservatezza, insieme, offrono un'efficace azione combinata a tutela dell'imprenditore e del datore di lavoro perché:

  • con il patto di non concorrenza si evita che i propri dipendenti o collaboratori vadano a lavorare per la concorrenza;
  • con il patto di riservatezza si evita che dipendenti e collaboratori divulghino informazioni riservate e know how dell'impresa, una volta cambiato lavoro.

A differenza del patto di non concorrenza del lavoratore dipendente (che deve necessariamente prevedere, a pena di nullità, un corrispettivo a favore del lavoratore a fronte del vincolo imposto), il patto di riservatezza è valido anche se non prevede un'indennità in busta paga o altre tipologie di corrispettivo.

Contenuto del patto di riservatezza

Il patto di riservatezza dovrà indicare tutte le tipologie di informazioni e/o documenti che devono rimanere segreti - ad esempio: dati, notizie, documenti, fatti, informazioni, brevetti, marchi, segreti industriali e/o commerciali, procedure di natura tecnica, produttiva, commerciale, promozionale, finanziaria, aziendali, sistemi operativi, portafoglio clienti acquisito e acquisendo e qualunque altra circostanza acquisita ai fini o in ragione del contratto di lavoro.

DIFFERENZE TRA PATTO DI RISERVATEZZA E OBBLIGO DI FEDELTÀ DEL LAVORATORE DIPENDENTE

La riservatezza e la lealtà nei confronti del datore di lavoro, della sua attività e delle relative peculiarità, sono elementi alla base di ogni rapporto di lavoro. Ai sensi dell'articolo 2105 c.c., infatti, il lavoratore subordinato ha il dovere di non “divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio”.

Dato che già la legge tutela il lavoratore sotto il profilo della segretezza, quale utilità può avere formalizzare un patto di riservatezza? Innanzitutto, per la giurisprudenza il dovere di fedeltà di cui all’articolo 2105 c.c. vige solo in costanza del rapporto di lavoro, non anche una volta cessato il rapporto. Al contrario, attraverso la sottoscrizione di un patto di riservatezza, il lavoratore si obbliga a mantenere assoluta riservatezza su quanto acquisito in occasione del rapporto di lavoro anche una volta cessato il rapporto e in alcuni casi senza limiti di tempo.

Inoltre, attraverso la redazione di un patto di riservatezza ad hoc:

  1. è possibile essere più precisi su quali siano le informazioni e i documenti che si vogliono preservare, così personalizzando il dovere di riservatezza;
  2. è possibile (anzi, come si vedrà a breve, auspicabile) rafforzare l'efficacia deterrente dell'obbligo attraverso la previsione di una penale per il caso di sua violazione.

VIOLAZIONE DEL PATTO DI RISERVATEZZA: PENALI E RISARCIMENTO DEL MAGGIOR DANNO

Il patto di riservatezza, se ben strutturato, prevede in maniera puntuale anche quali siano le conseguenze derivanti dalla sua violazione.

In particolare, per rendere veramente efficaci gli accordi di riservatezza è opportuno prevedere una penale in caso di violazione. Tramite la penale, infatti, la parte che viola l'accordo si obbliga a pagare all'altra una somma predeterminata convenzionalmente.

E se il danno subito fosse maggiore rispetto alla somma prestabilita tramite la penale? La clausola contrattuale che contiene la penale può prevedere il diritto della parte lesa di agire in giudizio per ottenere il risarcimento del maggior danno entualmente subito. La previsione espressa della possibilità di agire per il risarcimento del maggior danno è opportuna perché, altrimenti, la parte rivelante danneggiata si dovrebbe accontentare della corresponsione della sola penale, senza possibilità di chiedere di più.

Il patto, inoltre, può anche richiamare una responsabilità di natura penale, derivante dalla violazione degli articoli 621, 622 e 623 c.p., che sanzionano rispettivamente la rivelazione del contenuto di documenti segreti, la violazione del segreto professionale e la rivelazione di segreti scientifici o industriali.

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