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In altri articoli presenti sul blog abbiamo approfondito il tema della bigenitorialità e del diritto-dovere di visita dei genitori in caso di disgregazione del nucleo familiare; in questo video parliamo di quali criteri dovrebbero disciplinare le visite fra genitori e minori in tenera età e in un prossimo articolo tratteremo lo spinoso tema dei pernottamenti. 

Se la crisi familiare avviene fra i genitori durante i primi anni di vita dei figli occorre regolare le frequentazioni tenendo conto, da un lato, del diritto-dovere dei genitori di sviluppare e mantenere un rapporto significativo con i figli e, dall'altro, del diritto dei figli di crescere serenamente, di godere della presenza di entrambi i genitori (ancorché separati affettivamente) durante tutte le fasi della vita e di trovare comunque una propria stabilità familiare.

Proprio il tema della "stabilità" è cruciale: alcuni anni fa, ad esempio, i tribunali applicavano molto spesso il cosiddetto "collocamento alternato", che comporta una suddivisione esattamente paritaria delle settimane di modo che per una settimana il minore pernotta dalla mamma e per quella successiva dal papà, il che può generare però problemi di adattamento dei bambini e di gestione della routine (sul punto, se vi interessa, esiste un parere critico del Consiglio Nazionale degli Psicologi alle proposte del contestato disegno di legge Pillon).  

Non a caso rispetto al c.d. criterio della bigenitorialità perfetta, in un articolato e ben motivato provvedimento emesso dal Tribunale di Catanzaro il 13 febbraio 2019, si legge che "la suddivisione paritetica dei tempi di permanenza" è "preferibile laddove ve ne siano le condizioni di fattibilità e, quindi, tenendo sempre in considerazione le caratteristiche del caso concreto". Questo, in buona sostanza, è il principio applicato costantemente dai tribunali italiani.

Oggi è frequente ripartire il calendario delle visite in modo da favorire, oltre al rapporto con entrambi i genitori, anche la stabilità del minore, la ricerca di una quotidianità per quanto possibile con entrambi i genitori e il radicamento presso la casa familiare, sia questa presso la mamma o il papà a seconda della domiciliazione prescelta. 
Ad esempio, il Tribunale di Catanzaro (nella decisione pocanzi richiamata) fornisce un'adeguata motivazione della suddivisione esattamente paritetica fra i genitori del calendario mensile, prevedendo però un'equilibrata alternanza dei giorni all'interno della stessa settimana funzionale, per l'appunto, a un'armoniosa frequentazione del minore con entrambi i genitori. 

È vero che nella stragrande maggioranza dei casi i minori, specie in tenera età, sono domiciliati presso la mamma ma - fidatevi - esistono anche le eccezioni e comunque ogni situazione familiare (come diciamo sempre) merita una valutazione puntuale e non standardizzata. 

Ci è capitato di vedere accolta la domanda di collocazione dei minori presso il papà nei casi in cui questi, in considerazione della propria attività lavorativa e a differenza della mamma, avesse maggior tempo a disposizione per accudire i figli durante la settimana. 
Ad esempio, se il papà è un libero professionista, quindi autonomo nel gestire la propria attività, e la mamma è una dipendente spesso in viaggio per lavoro, ben può accadere che la domiciliazione dei figli venga disposta in favore del papà.

Insomma, non neghiamo che vi sia la preferenza culturale e sociale per la collocazione materna ma siamo convinti che non vi sia (e non debba esserci) alcuna preferenza giuridica in tal senso, posto il diritto dei minori alla bigenitorialità; sicuramente non dovrebbe esserci alcun automatismo nelle decisioni che riguardano i minori senza l'analisi del caso concreto.

 

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Martina Vivirito Pellegrino

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