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Recentemente è diventata virale la notizia secondo cui l'artista francese Daniel Druet, noto per le sue iperrealistiche statue di cera, abbia citato in giudizio il famosissimo Maurizio Cattelan, autore di opere ormai conosciute dai più come L.O.V.E. – l'enorme dito medio in piazza Affari a Milano – e Comedian – l'iconica banana attaccata al muro con lo scotch.

Cattelan rientra a pieno titolo tra gli artisti “concettuali”, i quali si fanno esponenti di un'espressione artistica in cui i concetti e le idee trasmessi attraverso le proprie opere sono più importanti del risultato estetico e percettivo dell'opera stessa.

Lo scultore Daniel Druet, che ha citato in giudizio Cattelan per ottenere un risarcimento di oltre 5 milioni di euro, è l'autore materiale di nove opere ideate dalla nota artistar – tra cui la discutissima “La nona ora”, raffigurante Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite, nonché l'opera denominata HIM, consistente in una riproduzione di Hitler in un corpo di bambino, inginocchiato in preghiera con occhi commossi (quest'ultima pagata da Cattelan a Druet poco più di 30 mila euro e poi rivenduta da Christie's all'asta per 17 milioni di dollari).

La domanda sorge spontanea: chi è l'autore dell'opera? Chi la concepisce, ossia chi ha l'idea, oppure chi la realizza materialmente, grazie anche alla propria perizia tecnica?

Nell'ambito dell'arte concettuale - in cui, come detto, i concetti e le idee sono più importanti del risultato estetico - sembrerebbe scontato rispondere che l'autore è solo chi ha l'idea, non chi si limita a realizzarla materialmente.

Si pensi al Ready made, corrente artistica il cui massimo esponente fu Marcel Duchamp, il quale trasformò un semplice orinatoio in un'opera d'arte: da allora l'artista è chi ha l'idea, la trovata geniale, e l'abilità tecnica ed esecutiva passano in secondo piano.

Quindi si può già concludere che le pretese di Druet nei confronti di Cattelan sono infondate? 
Non ancora.

Facciamo un passo indietro: Perché Druet chiede a Cattelan un risarcimento di oltre cinque milioni di euro?
Perché, a suo dire, non viene mai citato nelle mostre e nei cataloghi di Cattelan, anche se, come detto, ha realizzato nove sculture che stanno alla base di alcune delle sue opere più celebri.

Inoltre, Druet ha sostenuto che gran parte delle opere gli venivano commissionate da Cattelan accompagnate da scarsissime istruzioni da parte dell'artista: un fax di poche righe, l'assistenza di qualche collaboratore che nemmeno parlava la sua lingua, direttive molto vaghe. Insomma, nella versione di Druet, Druet stesso avrebbe contribuito alla realizzazione dell'opera con un rilevante apporto creativo
Per questo Druet vorrebbe essere riconosciuto come coautore delle opere di Cattelan; in altri termini, rivendica la paternità della sua opera: a suo parere, il suo contributo sarebbe stato essenziale e imprescindibile. Sarebbe proprio grazie alla maestria dello scultore che le opere di Cattelan riuscirebbero a comunicare al pubblico il messaggio dell'artista. 
Secondo Druet questo caso giudiziario determinerà il tramonto dell'epoca in cui l'artista che non sfiora nemmeno le sue opere viene acclamato da tutti.

D'altra parte, la difesa di Cattelan ritiene sia vero proprio il contrario, ossia che senza Cattelan le opere non esisterebbero; invece, senza Druet, le opere esisterebbero eccome e, anzi, sarebbero uguali, il che, sempre a parere della difesa di Cattelan, basterebbe a ritenere infondate le rivendicazioni di Druet.

In base ai principi della legge sul diritto d'autore, tra i due litiganti, chi potrebbe avere ragione?

In assenza di una risposta certa, vediamo quale orientamento ha assunto la giurisprudenza sul punto.
Per la giurisprudenza, l'artigiano che esegue materialmente l'opera su commissione dell'artista può esserne considerato coautore a certe condizioni, e vediamo quali. 

Se l'artigiano si limita ad abbozzare l'opera seguendo le direttive dell'artista, è pacifico che l'autore dell'opera complessiva sia solo ed esclusivamente l'artista. Infatti, le operazioni materiali che si limitano ad eseguire un'idea altrui sono escluse dal concetto di creatività su cui si fonda la legge sul diritto d'autore.

Se però, il contributo dell'artigiano non si limita al conferimento di un contributo tecnico (con il fine di realizzare in modo fedele un'idea altrui), ma include anche un contributo creativo, allora lo stesso artigiano potrà essere considerato coautore dell'opera.

Cosa ne consegue? Ai sensi dell'articolo 10 della legge sul diritto d'autore, se l’opera è stata creata con il contributo indistinguibile e inscindibile di più persone, il diritto d’autore appartiene in comunione a tutti i coautori: entrambi potranno sfruttare economicamente l'opera ed essere titolari dei relativi diritti morali d'autore.

Ricapitolando: se l'attività svolta dall'esecutore materiale dell'opera include un contributo creativo, allora l'esecutore stesso è coautore dell'opera; al contrario, se l'esecutore si limita a realizzare fedelmente l'idea dell'artista attraverso un apporto meramente tecnico, allora la contitolarità dell'opera deve essere esclusa. Ciò che rileva per il riconoscimento della paternità dell'opera è, dunque, l’eventuale apporto creativo fornito dall'aiutante dell'artista.

Nel caso Cattelan contro Druet la difficoltà che incontreranno i giudici consisterà proprio nello stabilire se, in concreto, il contributo di Druet è creativo o se, invece, si limita ad essere esecutivo/materiale. La Corte dovrà riconoscere allo scultore una coautorialità nel caso in cui abbia effettivamente contribuito al processo creativo e non si sia limitato alla mera realizzazione dell’opera.

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Maria Irene Severino

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