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Recentemente si è rivolto al nostro studio un consumatore che aveva avuto un problema con una piattaforma di e-commerce.
Il consumatore aveva acquistato on-line alcuni prodotti che alla consegna non erano risultati di suo gradimento; pertanto, aveva contattato il venditore per esercitare il cosiddetto diritto di recesso, ossia il diritto del consumatore di recedere entro quattordici giorni da un contratto a distanza senza fornire alcuna motivazione.
Il consumatore aveva poi restituito i prodotti al venditore utilizzando un corriere privato e aveva chiesto il rimborso del prezzo di acquisto, delle spese di consegna e delle spese di reso. 
Il venditore, tuttavia, pur riconoscendo al consumatore il rimborso delle spese di acquisto e di consegna, aveva negato di dover rimborsare anche le spese di reso. 


Cosa prevede la legge al riguardo?
La normativa europea e il codice del consumo prevedono che, in caso di esercizio del diritto di recesso, al consumatore spetti il rimborso totale di tutti i pagamenti effettuati al venditore, ossia delle spese di acquisto e delle eventuali spese standard di consegna dei prodotti.
Proprio sul rimborso delle spese di consegna è dovuta intervenire persino la Corte di Giustizia (C-511/08) per precisare che la normativa europea impedisce alle normative nazionali di prevedere che il venditore possa addebitare le spese di consegna dei prodotti al consumatore che eserciti il diritto di recesso. 

Per quanto riguarda, invece, i costi di restituzione dei prodotti, attenzione: il codice del consumo prevede che il consumatore sostenga il costo diretto della restituzione a meno che il professionista non si sia obbligato a sostenerlo o abbia omesso di informare che tale costo è a carico del consumatore.
In sostanza, non esiste un'automatica obbligazione del venditore di rimborsare le spese di restituzione dei beni in caso di recesso; anzi, molte piattaforme di e-commerce prevedono espressamente, nelle proprie condizioni generali, che i costi associati al reso non vengono rimborsati al consumatore in caso di recesso.

Qualora, invece, il venditore omettesse del tutto di informare il consumatore che tali costi sono a suo carico - ad esempio, perché le condizioni generali di vendita non risultano chiare sul punto - il consumatore potrebbe contestare la correttezza dell'informativa e pretendere anche il rimborso delle spese di restituzione dei beni (...per inciso: spese di restituzione con mezzi ordinari, non potendo gravare sul professionista la scelta di un mezzo più oneroso, come ad esempio un corriere privato). 

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Martina Vivirito Pellegrino

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