QUALI SONO LE CAUSE PIÙ FREQUENTI TRA AVVOCATO E CLIENTE?

Fra avvocato e cliente sorgono controversie per le ragioni più varie ma le più frequenti sono quelle in cui:

  • il cliente ritiene che l'avvocato abbia commesso un errore professionale e chiede il risarcimento dei danni che ne sarebbero derivati;
  • avvocato e cliente discutono sulla quantificazione dei compensi - cioè sulla parcella - e, di conseguenza, anche sul relativo mancato pagamento.

 

COSA SI INTENDE PER "ERRORE PROFESSIONALE"?

In genere, per errore professionale dell'avvocato si intende l'inadempimento, da parte del professionista, di una propria obbligazione che - sempre in genere - determina un danno per il cliente e/o per la parte assistita.

Tale errore o inadempimento determina, se accertato, la responsabilità professionale dell'avvocato.

Ad esempio, si pensi al caso dell'avvocato difensore che, in un giudizio, non cita un testimone fondamentale o non deposita un documento decisivo o non formula un'eccezione di decadenza o prescrizione, oppure la formula tardivamente, oppure ancora non appella una sentenza nei termini di legge.

In tutti questi casi l'inadempimento del professionista può danneggiare il cliente, il quale dunque - in astratto - ha diritto di agire per chiedere all'avvocato il risarcimento del danno.

Quanto, poi, alla concreta probabilità che l'avvocato venga condannato a risarcire il danno allegato dal cliente, ciò spesso dipende dalla capacità del cliente stesso (e del suo nuovo avvocato) di provare che:

  1. l'errore è stato effettivamente commesso;
  2. un danno si è effettivamente verificato;
  3. il danno è conseguenza dell'errore;
  4. se l'errore non fosse stato commesso, probabilmente, il danno non si sarebbe verificato.
     
Un caso frequente di responsabilità professionale dell'avvocato

Ad esempio - e in estrema sintesi - quando l'avvocato appella una sentenza fuori termine, per poter ottenere un risarcimento, il cliente che si ritiene danneggiato deve addirittura provare che, se l'avvocato avesse correttamente coltivato l'appello, esso sarebbe stato probabilmente accolto (secondo, appunto, un criterio probabilistico). Si comprende facilmente, dunque, perché in tal caso ci si riferisce al concetto di perdita di chance.

 

GLI OBBLIGHI INFORMATIVI

La responsabilità professionale può derivare anche dal mancato adempimento dei cosiddetti obblighi informativi dell'avvocato, fra cui in particolare il dovere del professionista di rappresentare ai clienti le probabilità di successo - o di insuccesso - delle loro iniziative e di sconsigliarli dall'intraprenderle in tutti i casi in cui ciò non risponda ai loro interessi.

Tali obblighi informativi impongono anche all'avvocato incaricato dal cliente vittima di errore professionale di informarlo sulle chance di accoglimento di una domanda risarcitoria nei confronti del precedente legale; in difetto, anche il secondo avvocato sarebbe esposto a un'azione di responsabilità per inadempimento degli obblighi informativi.

Proprio per questo, prima anche solo di prendere in considerazione un'azione di responsabilità contro un collega, qualsiasi avvocato assennato dovrebbe svolgere un esame approfondito della vicenda e valutare attentamente la fondatezza della pretesa del cliente che si ritiene danneggiato (al quale dunque compete un "investimento" iniziale a tal fine).
 

Un esempio pratico

Se l'avvocato informa il cliente con un parere scritto che una determinata iniziativa avrebbe scarse probabilità di successo, suggerendo espressamente di non intraprenderla, difficilmente potrà essere condannato al risarcimento del danno patito dal cliente per l'insuccesso dell'iniziativa, a maggior ragione se il parere è corretto e l'attività professionale è stata comunque svolta diligentemente.

Pertanto, se il cliente danneggiato incarica uno studio legale di agire nei confronti del precedente avvocato per il risarcimento del danno patito, l'esistenza e la correttezza di tale parere scritto, insieme all'assenza di critiche sull'attività professionale svolta da quest'ultimo, dovrebbero indurre lo studio legale incaricato a informare il cliente che l'azione di responsabilità ha scarse chance di successo e a suggerirgli di astenersi dal coltivare l'iniziativa.

 

QUALI SONO LE REGOLE PER PREPARARE LA PARCELLA?

Non è raro che a scatenare una controversia fra avvocato e cliente sia la parcella del professionista.

Fino a qualche anno fa, l'avvocato emetteva la parcella sulla base dei compensi professionali previsti dalle tariffe professionali.

Nel 2012 tali tariffe sono state abrogate, per cui da allora avvocato e cliente possono accordarsi liberamente sulla quantificazione dei compensi professionali (e da agosto 2017 l'avvocato deve rendere un preventivo scritto per legge).

Questa liberalizzazione non ha dato i frutti sperati. Infatti, oggi la gran parte degli avvocati quantifica i propri compensi non in base a liberi accordi con i clienti ma rinviando agli importi previsti da tabelle introdotte da alcuni decreti ministeriali: i cosiddetti parametri forensi.

In sostanza, la categoria forense si è limitata a sostituire le vecchie tariffe con i nuovi parametri (oggi disciplinati dal D.M. 55/2014, come modificato dal D.M. 37/2018).

Purtroppo, però, le regole stabilite dai parametri forensi sono spesso lacunose e di difficile applicazione – soprattutto in casi particolari, come nell'ipotesi di assistenza di più parti in uno stesso giudizio oppure di assistenza in giudizio fornita da più avvocati a un unico cliente – il che costituisce spesso occasione di scontro fra avvocato e cliente sulla parcella.

Tutto questo dovrebbe indurre avvocato e cliente a stabilire con precisione le regole per la quantificazione dei compensi al momento del conferimento dell'incarico professionale, evitando un generico richiamo ai parametri forensi.

 

RISORSE UTILI

Sui temi legati alla disciplina dei compensi professionali e, dunque, alle regole che riguardano le parcelle degli avvocati, segnaliamo le seguenti risorse pubbliche, contenenti anche le tabelle con gli importi:

PER CONSULENZA MIRATA

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