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Quando l'avvocato civilista assiste in giudizio una pluralità di parti che condividono la stessa posizione processuale (ad esempio, due attori; tre convenuti) senza che ciò comporti l'esame di specifiche e distinte questioni di fatto e di diritto (cioè con difese identiche), come si quantifica il compenso?

Semplice: in base all'accordo fra avvocato e cliente.

Con l'abolizione delle tariffe forensi, infatti, al principio di predeterminazione di diritti e onorari si è sostituito il principio di libera pattuizione del compenso (sebbene permangano i sostenitori dell'adagio "prima c'erano le tariffe, adesso ci sono i parametri forensi", per i quali la radiazione sarebbe sanzione fin troppo lieve).

Ove l'avvocato preferisca - giacché di preferenza si tratta - quantificare il compenso sulla base dei parametri forensi in vigore, è necessario comprendere come questi ultimi disciplinino la fattispecie in questione.

In sintesi: "Quando in una causa l'avvocato assiste più soggetti aventi la stessa posizione processuale, il compenso unico può di regola essere aumentato per ogni soggetto oltre il primo nella misura del 30 per cento, fino a un massimo di dieci soggetti, e del 10 per cento per ogni soggetto oltre i primi dieci, fino a un massimo di trenta" (art. 4, comma 2, D.M. 55/2014, come modificato dall’art. 1, comma 1, lett. c), D.M. 37/2018).

"Nell'ipotesi in cui, ferma l'identità di posizione processuale dei vari soggetti, la prestazione professionale nei confronti di questi non comporta l'esame di specifiche e distinte questioni di fatto e di diritto, il compenso altrimenti liquidabile per l'assistenza di un solo soggetto è ridotto in misura non superiore al 30 per cento" (art. 4, comma 4, D.M. 55/2014, come modificato dall’art. 1, comma 1, lett. d), D.M. 37/2018).

L'applicazione tipica di queste disposizioni, anche attraverso alcuni strumentari free rinvenibili on-line, prevede di:

- individuare il compenso liquidabile per l'assistenza di un solo soggetto in base ai parametri, così ottenendo A;

- aumentare A del 30 per cento tante volte quanti sono i soggetti assistiti oltre al primo, così ottenendo B;

- diminuire B del 30 per cento.

Ad esempio, in caso di quattro parti assistite con difese identiche, dato un compenso ipotetico pari a 1000 euro, si otterrebbe [1000 + (300 * 3)] * 0.7 e, cioè, 1330 euro.

A mio avviso questa soluzione non è la preferibile: probabilmente, dal punto di vista letterale; senz'altro, dal punto di vista sostanziale.

Dal punto di vista letterale, la disposizione prevede che ad essere diminuito "in misura non superiore al 30 per cento" sia "il compenso altrimenti liquidabile per l'assistenza di un solo soggetto" (cioè 1000 euro, nell'esempio) e non il compenso unitario già maggiorato per l'assistenza di più soggetti (cioè 1900 euro, nell'esempio).

Dal punto di vista sostanziale, in caso di due parti, l'applicazione di questa soluzione determinerebbe un risultato paradossale; ipotizzando sempre un compenso ipotetico pari a 1000 euro si otterrebbe, infatti:

un compenso per una parte assistita di 1000 euro;

un compenso unico per due parti assistite con difese identiche di 910 euro: [1000 + (300 * 1)] * 0.7.

Si potrebbe eccepire che la disposizione prevede una riduzione "in misura non superiore al 30 per cento", il che consentirebbe al giudice, in sede di liquidazione, di evitare il risultato paradossale in questione.

Da un lato, però, è poco credibile che il giudice si farebbe carico del problema; dall'altro, l'utilizzo di "non superiore" in luogo di "fino" pare riflettere l'esigenza di porre un limite più che di individuare un range. In definitiva, dovrebbe preferirsi una diversa interpretazione che consenta di rispettare il principio per cui: - più sono le parti assistite, maggiore è il compenso unitario; e i suoi corollari per cui:

- il compenso per l'assistenza di più parti è maggiore di quello per la difesa di una sola parte;

- il compenso per l'assistenza di più parti con difese specifiche di è maggiore di quello per l'assistenza di più parti con difese identiche.

Si potrebbe, in tal senso, operare così: poiché, in caso di più parti con difese identiche, "il compenso altrimenti liquidabile per l'assistenza di un solo soggetto è ridotto in misura non superiore al 30 per cento", ipotizzando "il compenso altrimenti liquidabile per l'assistenza di un solo soggetto" pari a 1000 euro, si individuerebbe ai soli fini di calcolo delle maggiorazioni un compenso unitario "base" di 700 euro sul quale calcolare l'aumento del 30 per cento "per ogni soggetto oltre il primo", pari a 210 euro, così ottenendo:

- in caso di quattro parti assistite con difese identiche: [1000 + (210 * 3)] = 1630 euro (sarebbero 1900 euro con difese specifiche);

- in caso di due parti assistite con difese identiche: [1000 + (210 * 1)] = 1210 euro (sarebbero 1300 euro con difese specifiche).

Così operando, a prescindere dal numero di parti assistite il risultato sarebbe sempre:

- superiore al compenso per la difesa di una sola parte;

- inferiore al compenso per la difesa di più parti con difese specifiche, nel pieno rispetto del principio e dei corollari anzidetti.

In definitiva, ad essere ridotto del 30 per cento in ragione dell'identità delle difese sarebbe l'aumento previsto per la pluralità di parti assistite, il che ha senso.

N.B.: nell'ultimo esempio, gli aumenti di 210 euro per ogni parte assistita con difese identiche oltre la prima (pari al 70 per cento di 300 euro, ossia con una riduzione del 30 per cento rispetto all'aumento del 30 per cento) devono infine essere sommati al compenso unitario "base" di 1000 euro e non al compenso unitario "base" ridotto del 30 per cento (pari a 700 euro) in quanto la riduzione del 30 per cento del compenso unitario "base" è finalizzata unicamente al calcolo di maggiorazioni ridotte (del 30 per cento).

Alessio Storari

Il diritto civile e commerciale, anche in sede contenziosa, costituisce uno dei settori principali dell'attività dello studio.

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