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Per capire in cosa consista la responsabilità civile della famiglia prendiamo due casi concreti realmente accaduti per capire quando e in che limiti i genitori sono responsabili dei danni cagionati dai propri figli minori d'età. 

Primo caso: sullo scuolabus, durante un litigio, un bambino di quinta elementare colpisce un bambino di terza elementare provocandogli gravissimi danni alla schiena che determinano persino un'invalidità permamente pari al 18%; 

Secondo caso: una famiglia è in visita a una mostra della Lego, i genitori si distraggono e i due figli piccoli di 10 e 12 anni distruggono un'installazione. 

Nel primo caso, il bambino danneggiato riporta danni patrimoniali (ad esempio, per spese mediche, fisioterapia, eccetera) e danni non patrimoniali relativi al danno personale subito; nel secondo caso, invece, il museo riporta solo danni patrimoniali relativi alla spesa per ricostruire l'installazione e alla perdita di incassi dovuti alla chiusura della mostra. 

Chi paga questi danni?

Nel primo caso, semplificando, entra in gioco una disposizione del codice civile che prevede la responsabilità degli adulti tenuti alla vigilanza di minori che siano ritenuti, in concreto, incapaci di immaginare le conseguenze delle proprie azioni.
Il giudice chiamato a valutare questo caso, infatti, ha ritenuto che un bambino di quinta elementare non potesse immaginare che colpendo un altro compagno questo avrebbe riportato danni così gravi, per così dire eccezionali per un litigio fra bambini.
Così ragionando, il giudice - e in particolare la Cassazione - ha ritenuto sussistente la responsabilità dell'ente comunale che organizzava il trasporto dello scuolabus, peraltro ammonendo l'ente in ragione dell'assenza di personale di vigilanza sullo scuolabus.

Prima di passare al secondo caso - cioè quello dei danni cagionati dai bambini alla mostra - dobbiamo precisare che, se i minori hanno un grado di maturità sufficiente per capire le conseguenze delle proprie azioni, i genitori rimangono comunque responsabili per i danni cagionati dai figli, anche nel caso in cui li affidino a terzi, come ad esempio a una baby-sitter, a un allenatore o alla scuola. 
Infatti, il codice civile prevede la responsabilità dei genitori per il fatto illecito commesso dai minori per così dire "in via automatica", per non aver vigilato sui minori (cosiddetta culpa in vigilando) nel caso in cui siano con loro, nonché per non averli adeguatamente educati (cosiddetta culpa in educando) anche nel caso in cui i minori vengano affidati alla vigilanza di altre persone. 
Probabilmente è intuitivo capire che nel secondo esempio, quello dei danni arrecati alla mostra, rileva proprio la responsabilità dei genitori non solo per non aver vigilato sui propri figli di 10 e 12 anni ma anche per non averli adeguatamente educati al rispetto dei luoghi e, pensate, i genitori sarebbero stati comunque responsabili - come detto, per culpa in educando - anche nel caso in cui l'episodio fosse avvenuto durante una gita scolastica. 
Gli stessi principi di cui abbiamo parlato in questo video si applicano nel caso di danni arrecati dai minori nel mondo cyber, ad esempio attraverso atti di cyberbullismo, di cui parleremo nel prossimo video e articolo. 

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Martina Vivirito Pellegrino

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