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L'attuale disciplina dell'ordinamento della professione forense prevede che il praticante avvocato semplice che abbia svolto il primo semestre di pratica legale possa esercitare l'attività professionale in sostituzione dell'avvocato presso cui svolge la pratica. 
 

Come si diventa praticante abilitato

Per diventare praticante abilitato è necessario che siano decorsi sei mesi dall'iscrizione nel registro speciale dei praticanti e che il praticante abbia già conseguito il diploma di laurea in giurisprudenza; non potrebbe infatti ottenere l'abilitazione lo studente ancora iscritto all'ultimo anno di università che abbia già svolto - contemporaneamente agli studi - i primi sei mesi di pratica in quanto ammesso all'anticipazione di un semestre di tirocinio professionale.
 
Per ottenere l'abilitazione, il praticante munito dei requisiti richiesti dovrà effettuare istanza al Consiglio dell'Ordine di appartenenza e pagare gli oneri previsti; l'abilitazione così conferita decorrerà dalla data di iscrizione del suo nominativo nell'apposito registro, protraendosi poi per un massimo di cinque anni. 

Tale durata può eventualmente essere estesa nel caso di sospensione del praticante abilitato dall'esercizio dell'attività professionale, purché non sia dovuta a un provvedimento disciplinare; e ciò sempreché permangano tutti i requisiti per l'iscrizione al registro.

In ogni caso, alla scadenza dei cinque anni, il praticante non ancora divenuto avvocato perderà l'abilitazione al patrocinio sostitutivo, vedendosi cancellato dal relativo registro, ma manterrà lo status di praticante semplice.  
 

Cosa può fare il praticante abilitato

Il praticante avvocato abilitato può esercitare attività di consulenza e assistenza sia in sede stragiudiziale che in sede giudiziale ma non può avere cause proprie, né vedere il proprio nome inserito nel mandato difensivo. Infatti, l'abilitazione in questione consente di svolgere attività esclusivamente in sostituzione del proprio dominus. 

Il praticante abilitato agisce sempre sotto il controllo e la responsabilità del dominus - ciò anche qualora questi non dovesse aver direttamente trattato l'affare in cui il praticante è coinvolto.

La legge vigente prevede la possibilità per il praticante di esercitare l'attività professionale, sempre nei limiti appena descritti, in ambito civile per le controversie da svolgersi dinanzi al Tribunale e al Giudice di Pace, senza limiti di valore.

In ambito penale potrà operare dinanzi al Giudice di Pace nel contesto dei procedimenti per reati contravvenzionali e per i reati i elencati all'articolo 7 del codice di procedura penale che, prima dell'entrata in vigore del d.lgs n. 51 del 1998, erano di competenza del pretore. 

Poiché il praticante opera in sostituzione del dominus avvocato e poiché questi può svolgere la propria attività anche al di fuori del circondario e del distretto di appartenenza, il Consiglio Nazionale Forense ha precisato che nemmeno il praticante abilitato è soggetto a restrizioni territoriali. 

Nonostante il conseguimento dell'abilitazione non sia obbligatorio per il praticante semplice - che certamente potrà concludere i canonici 18 mesi di pratica senza modificare il proprio status - si tratta di un istituto che, seppur con significative limitazioni, consente al praticante che abbia acquisito una sufficiente dimestichezza con la professione di iniziare a misurarsi con le dinamiche del processo e fornire un supporto ulteriore al proprio studio legale. 

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Anna Franchini

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