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Il cliente dell'avvocato è sempre un consumatore? No!

Alle controversie tra avvocato e cliente si applica sempre il foro del consumatore? No!

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Come già era successo all'indomani dell'ordinanza della Cassazione n. 8598 del 2018, anche di recente, pronunciata l'ordinanza della Cassazione n. 23624 del 2018, si è scritto che, nella controversia tra avvocato e cliente per il pagamento del compenso, il secondo dovrebbe sempre e comunque ritenersi un consumatore, con conseguente competenza del giudice del luogo di residenza o domicilio del cliente.

Non è così: anche nella più recente ordinanza citata, infatti, la Cassazione ha indicato la competenza del giudice del luogo di residenza o domicilio del cliente (solo) in quanto il cliente stesso rivestiva la qualità di consumatore.

Se il cliente dell'avvocato godesse sempre e comunque delle prerogative riservate al consumatore (il che non è) significherebbe che, nell'ambito del rapporto di patrocinio, non avrebbero alcuna rilevanza le definizioni contenute nel Codice del Consumo e la fondamentale distinzione tra consumatore e professionista; in altri termini, in deroga alla generale disciplina consumeristica, non ci si dovrebbe nemmeno chiedere se, di fronte all'avvocato, il cliente sia:

- “persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta”, cioè un consumatore ex articolo 3 del Codice del Consumo;

o, in alternativa:

- “persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario", cioè un professionista ex articolo 3 del Codice del Consumo.

Ovviamente non è così, come precisa anche la stessa Cassazione nella recente ordinanza citata, essendo “pacifico che la disciplina sulla tutela del consumatore si applica anche nei confronti dell'avvocato, quale professionista esercente un'attività professionale che si concretizza nella prestazione d'opera intellettuale”.

È dunque confermato che occorre di volta in volta indagare se il cliente rivesta la qualità di consumatore o professionista per stabilire se si debba applicare la disciplina consumeristica e se il giudizio si debba svolgere nel cosiddetto foto del consumatore.

Si precisa, al riguardo, che avvocato e cliente consumatore possono sempre e comunque pattuire un foro diverso da quello del consumatore, purché in forza di “trattativa individuale” di cui ovviamente si deve poter fornire la prova – di qui l'importanza della modulistica da utilizzare per formalizzare il rapporto di patrocinio tra avvocato e consumatore, come spiegato in questo precedente articolo.

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Alessio Storari

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