Il caso della "famiglia nel bosco": perché tanta attenzione mediatica?
INDICE:
Parliamo del caso noto alle cronache come quello della "famiglia nel bosco" ma facciamo due premesse:
1° PREMESSA
L'attenzione mediatica su questo caso si è scatenata prima della diffusione del decreto del tribunale per i minorenni dell'Aquila che ha deciso di allontanare i minori dalla "casa nel bosco" e di assumere gli altri provvedimenti di cui parliamo in questo video. Quindi, dimenticate tutto ciò che è stato detto o scritto prima della diffusione del decreto.
2° PREMESSA
In questo video spiegheremo tecnicamente cosa ha deciso il tribunale per i minorenni e proveremo a capire perché i media - e la politica - si siano interessati così tanto a questo caso.
LA DECISIONE
In estrema sintesi, il tribunale per i minorenni ha sospeso la responsabilità genitoriale dei genitori, affidato i minori ai Servizi Sociali in particolare per tutte le decisioni di natura sanitaria, nominato un tutore provvisorio, ordinato il trasferimento dei minori in una casa-famiglia con la madre, comunicando il provvedimento alle autorità consolari del Regno Unito e dell'Australia - Paesi di cui i genitori sono cittadini. Quali sono state le fasi di questa procedura davanti al tribunale per i minorenni?
IL PROCEDIMENTO
Il procedimento è stato avviato dal Pubblico Ministero - quindi, non dai Servizi Sociali! I Servizi Sociali competenti sono stati avvertiti dal Pronto Soccorso a cui la famiglia si era rivolta per un'intossicazione di funghi. Ma attenzione: non è stata l'intossicazione di funghi di per sé a preoccupare i medici ma alcuni comportamenti anomali dei bambini, che, tra l'altro, non avevano alcun pediatra di riferimento. Quindi, dopo la segnalazione del Pronto Soccorso, i Servizi Sociali e i Carabinieri hanno legittimamente approfondito le condizioni in cui vivevano i minori segnalando al Pubblico Ministero - testualmente - "la condizione di sostanziale abbandono in cui si trovavano i minori, in situazione abitativa disagevole e insalùbre e privi di istruzione e assistenza sanitaria; la famiglia viveva in un rudere fatiscente e privo di utenze e in una piccola roulotte; i minori non avevano un pediatra e non frequentavano la scuola".
Ora, si può discutere delle valutazioni delle autorità, ma le circostanze descritte dai Servizi Sociali e dai Carabinieri non sono state smentite nel corso del procedimento. Ad esempio, sotto il profilo sanitario, i genitori si sono rifiutati di acconsentire agli accertamenti sanitari obbligatori per legge e a quelli indicati dal pediatra. Sotto il profilo scolastico ed educativo, i genitori non hanno prodotto le certificazioni previste per legge per il c.d. insegnamento parentale e si sono rifiutati di partecipare alle attività di supporto alla genitorialità e agli incontri genitori-bambini, tra l'altro impedendo una visita domiciliare dei Servizi Sociali. Infine, sotto il profilo abitativo, i genitori hanno prodotto una perizia dalla quale emerge l’assoluta assenza degli impianti elettrici, idrici e sanitari, nonché l'assenza di agibilità. Inoltre, rispetto all'immobile, i genitori non hanno provato la salubrità degli ambienti "con particolare riguardo all’umidità, incidente sullo sviluppo di patologie polmonari".
Dal decreto del tribunale per i minorenni emerge chiaramente che nel procedimento è stata data la possibilità ai genitori di smentire che i minori vivessero in una condizione di sostanziale abbandono e che non vi fossero pericoli per il loro benessere psicofisico. Al di là delle questioni sanitarie e abitative, il tribunale ha ritenuto, già nelle prime fasi del procedimento, che vi fosse un serio "pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione, produttiva di gravi conseguenze psichiche ed educative a carico" dei bambini e che sotto tale profilo occorresse intervenire immediatamente: i bambini, infatti, oltre a non frequentare la scuola, non avevano alcun contatto con loro coetanei. L'attenzione mediatica In tale contesto, già complicatissimo, il curatore speciale nominato per i minori segnalava al tribunale la partecipazione dei minori al programma "Le Iene", sostenendo che i genitori stessero - in sostanza - strumentalizzando i figli per ottenere attenzione mediatica sul loro caso, così dimostrando di agire in "conflitto d'interessi" con i figli, la cui identità era facilmente individuabile, con grave lesione del loro diritto alla riservatezza e identità personale.
Di certo l'attenzione mediatica non ha migliorato la situazione processuale dei genitori. Così come l'attenzione politica si è rivelata del tutto sterile: i tribunali per i minorenni agiscono sulla base di precise regole processuali e solo professionisti della materia sono in grado di eventualmente contestare irregolarità o far valere la posizione nel processo le ragioni dei genitori, nonché di guidare quest'ultimi nel dialogo con le autorità, con i servizi sociali e con i giudici. Nel "caso della famiglia del bosco" il tribunale per i minorenni ha assunto una decisione pesantissima, sotto gli occhi dei riflettori, sulla base di una serie concatenata di fatti e circostanze che il tribunale ha ritenuto - leggendo tra le righe - di non poter assolutamente assimilare a una "scelta di vita alternativa e sostenibile" per dei bambini. Vedremo quali saranno gli sviluppi. Insomma, il tribunale interviene "a tutela" dei minori e non certo per allontanare i bambini dai genitori e solo ad alcune famiglie e non ad altre, come si è letto sui giornali. Certo, in generale, possono esserci anche nel settore minorile "errori processuali" - tanto noti alla Corte EDU che spesso condanna l'Italia - ma per contestare le decisioni di un tribunale per i minorenni non si può improvvisare ed è essenziale affidarsi a professionisti della materia.
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