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In un precedente video e articolo sul nostro blog abbiamo parlato delle forme più tipiche dei contratti aventi ad oggetto il software: i contratti di licenza, di compravendita e di sviluppo.

In questo articolo parliamo brevemente della protezione della proprietà intellettuale del software.

Ogni mese predisponiamo un certo numero di contratti che hanno ad oggetto il software e in molti casi il problema principale è costituito, appunto, dalla disciplina della proprietà e dei diritti di sfruttamento economico dei programmi.

Un'efficace tutela del software passa per forza dalla redazione di buoni contratti, per i quali sono necessarie competenze specifiche, oltre che nell'ambito della contrattualistica generale, anche in materia di materia di diritto d'autore.

Innanzitutto, del software si occupa proprio la legge sul diritto d’autore, la quale protegge la riproduzione (totale o parziale) del programma nelle sue due componenti: il cosiddetto "codice oggetto" e il cosiddetto "codice sorgente".

Il codice sorgente è il testo di un algoritmo di un programma scritto in un linguaggio di programmazione e costituisce, per così dire, il progetto del programma.
Il codice oggetto è la traduzione del codice sorgente in linguaggio macchina, comprensibile solo all'elaboratore.
Di solito lo sviluppatore fornisce all'utente non il codice sorgente ma solo il codice oggetto, sufficiente a eseguire il programma.
Risalire dal codice oggetto al codice sorgente è una complicata operazione di reverse engineering.

Il software è protetto dalla legge sul diritto d'autore: al suo autore (spesso una software house) spettano sempre i diritti morali, che non possono essere ceduti; i diritti di sfruttamento economico, invece, possono essere trasferiti e disciplinati contrattualmente, ad esempio con delle royalty.

Generalmente, quando acquistiamo un software come consumatori non acquistiamo la proprietà del software in quanto tale, ossia del codice sorgente e del codice oggetto, ma acquistiamo il diritto di usare il programma in regime di licenza d'uso non esclusiva (oltre, ovviamente, alla proprietà del supporto fisico che contiene il programma). 

Diverso è il caso della società committente che incarichi una software house di realizzare un software in esclusiva, magari sfruttando anche il proprio know-how in un determinato settore; in questo caso, la committente potrebbe avere interesse ad acquistare anche il codice sorgente e a conseguire ogni diritto di sfruttamento economico del programma - questione che, ancora una volta, dev'essere disciplinata con contrattualistica adeguata, che non dia adito a dubbi.

A certe condizioni è anche possibile brevettare il software, ma di questo paleremo in un prossimo articolo. 

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Alessio Storari

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