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Se i genitori non sono d'accordo chi decide sulla vaccinazione del minore?

Il conflitto tra genitori o tra genitori e figli rispetto al vaccino anti-Covid è stato oggetto di recenti pronunce da parte dei tribunali italiani.

In realtà, la questione riguarda più in generale il potere e dovere dei genitori di assumere scelte nell'interesse del minore: il consenso ai trattamenti sanitari viene espresso di norma di comune accordo dai genitori, che devono tener conto della volontà del minore, in relazione alla sua età e capacità di discernimento. 

Il ruolo del medico in caso di contrasto tra i genitori su scelte che riguardano la salute del minore

Qualora i genitori rifiutino un trattamento, il medico che lo ritenga necessario e che ha in cura il minore deve segnalare il rifiuto al giudice tutelare affinché prenda la decisione migliore per il minore, fermo restando che, in caso di estrema urgenza, il medico ha comunque l'obbligo di intervenire. Casi eclatanti riguardano le vaccinazioni obbligatorie, le trasfusioni, le terapie oncologiche e non da ultimo l'interruzione volontaria di gravidanza nel rispetto della legge 194 del '78.

Il più delle volte tali questioni vengono sottoposte al giudice nell'ambito di procedimenti ordinari, connessi a quelli relativi alla crisi familiare come la separazione e il divorzio; nei casi più gravi, invece, a seguito di segnalazione vengono promossi procedimenti più invasivi, come quelli di limitazione della responsabilità genitoriale davanti al tribunale per i minorenni.

Di recente i tribunali italiani si sono occupati della vaccinazione anti-Covid ai minori – autorizzandola – in casi in cui risultava un conflitto tra i genitori (cioè l'opposizione di un solo genitore alla somministrazione del vaccino) oppure un conflitto tra entrambi i genitori e il minore che intendeva vaccinarsi. 

L'ascolto del minore sulle scelte in materia di salute e cura 

Quando i minori (abbastanza grandi per esprimere consapevolmente il proprio consenso) hanno espresso in modo chiaro la propria volontà, il giudice ha autorizzato il vaccino anti-Covid tenendo conto – tra l'altro – del parere dei medici e dell'assenza di specifiche controindicazioni nel caso concreto, come del resto avrebbero fatto in qualsiasi altro caso avente ad oggetto il consenso ai trattamenti sanitari nell'interesse di minori.

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AGGIORNAMENTO DELL'11 NOVEMBRE 2021

Il Corriere della Sera dell'11 novembre 2021 riporta la decisione del tribunale di Milano relativa a una causa tra genitori separati in cui: 
- il padre si opponeva alla somministrazione al figlio del vaccino anti-Covid esprimendo preoccupazioni non supportate dalla scienza medica nazionale e internazionale; 
- il figlio (dodicenne) veniva ascoltato ed esprimeva la volontà di vaccinarsi dimostrando di essere informato sul tema; 
- la madre si dimostrava capace di comprendere le esigenze di tutela del minore e quindi il genitore più idoneo ad assumere le decisioni in relazione al vaccino per il figlio.

Come detto, in assenza di specifiche controindicazioni, nell'ipotesi in cui il minore esprima il consenso alla vaccinazione (dimostrando di essere capace di discernimento) il tribunale può autorizzare la somministrazione del vaccino contro la volontà di uno o persino di entrambi i genitori. 

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AGGIORNAMENTO DEL 21 MARZO 2022

Con ordinanza del 4 marzo 2022, il tribunale di Pistoia ha rigettato il ricorso di una madre che chiedeva l'autorizzazione a procedere alla somministrazione del vaccino anticovid ai suoi tre figli (di cui due infradodicenni), nonostante l'opposizione del padre. Nel caso di specie, il tribunale ha valorizzato il fatto che il vaccino attualmente in uso in Italia non risulti "raccomandato nei bambini di età inferiore a 12 anni”.

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