Torna indietro


In un precedente articolo abbiamo parlato dell'assegno divorzile illustrando anche un caso concreto per capire come l'assegno di mantenimento riconosciuto in sede di separazione possa essere rideterminato in sede di divorzio. 
In questo video illustriamo nello specifico i criteri indicati dall’articolo 5, comma sesto, della legge n. 898 del 1970 sul divorzio e la loro interpretazione da parte della giurisprudenza più recente. 

Il primo criterio base è quello dell'adeguatezza dei mezzi a disposizione del richiedente: la legge riconosce infatti il diritto all'assegno divorzile al coniuge che non abbia mezzi adeguati ovvero non possa procurarseli per ragioni oggettive. 
In particolare, come interpretare la nozione di "adeguatezza" ha sempre costituito oggetto di acceso dibattito in dottrina e in giurisprudenza e se avete mai sentito parlare del criterio del "tenore di vita goduto durante il matrimonio" (rilevante per l'assegno di mantenimento in sede di separazione) avete già un'idea di come anche l'assegno divorzile sia stato interpretato dalla giurisprudenza per oltre trent'anni, talvolta alimentando il riconoscimento di rendite parassitarie di un coniuge a carico dell'altro.  

A seguito di due importanti pronunce della Cassazione, fra il 2017 e il 2018, il criterio dell'adeguatezza dei mezzi viene interpretato tenendo conto della possibilità concreta per il richiedente di avere una propria indipendenza economica e condurre una vita dignitosa, nonché della funzione primariamente assistenziale dell'assegno divorzile a cui si aggiunge, talvolta, anche una funzione compensativo-perequativa


Così, in buona sostanza, dopo aver accertato l’impossibilità del richiedente di vivere autonomamente e dignitosamente con le proprie sostanze, deve comunque essere valutata la possibilità di compensarlo per il particolare contributo che provi di avere fornito, durante il matrimonio, alla formazione del patrimonio comune e di quello dell’altro coniuge. 

Lo squilibrio reddituale tra i coniugi, dunque, viene oggi valutato alla luce delle scelte di vita coniugale, ragion per cui, ad esempio, l’elevato reddito dell'ex coniuge non giustifica, di per sé, il riconoscimento a favore dell'altro di un assegno divorzile proporzionato alle sue sostanze, salvo si provi appunto un contributo sostanziale del richiedente economicamente debole alla formazione del patrimonio dell'altro coniuge. 

Di qui, al fine di riconoscere al coniuge economicamente debole un reddito proporzionato al ruolo assunto e al contributo apportato all'interno della famiglia, si tiene conto in particolare della durata del matrimonio, delle aspettative professionali sacrificate e dell'età dell'avente diritto, dal momento che l'allontanamento di una persona dal mondo del lavoro necessariamente implica anche una rinuncia alle relative prospettive pensionistiche. 

Il secondo criterio base è quello dello squilibrio reddituale fra i coniugi al momento del divorzio. 
Anche l'interpretazione di tale criterio è stata recentemente rivisitata dalla giurisprudenza: oggi, la disparità di reddito al momento del divorzio è solo un presupposto fattuale, che non genera un automatico riconoscimento dell'assegno divorzile proprio per le ragioni che abbiamo appena esposto. 
Ben potrebbe accadere, ad esempio, che lo squilibrio reddituale fra i coniugi fosse già presente prima del matrimonio e, quindi, che non sia effetto delle scelte assunte dai coniugi durante la vita coniugale: in questo caso, il fatto che uno dei coniugi possa astrattamente permettersi di corrispondere all'altro un consistente assegno divorzile è del tutto irrilevante.
Ciò che conta - come detto - è valutare sì la sproporzione reddituale fra le parti ma alla luce dell’inadeguatezza dei mezzi del richiedente e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, considerando con particolare attenzione il contributo fornito dal richiedente alla vita matrimoniale e alla formazione del patrimonio familiare e personale dell'altro coniuge, scongiurando il rischio di riconoscere acriticamente rendite parassitarie irraggionevoli.  

Iscrivetevi al nostro canale, abbiamo un'intera sezione dedicata al diritto di famiglia


Per maggiori informazioni visitate il nostro sito e seguiteci sui social media!

--

Martina Vivirito Pellegrino

Condividi questo contenuto
Non ci sono ancora commenti: commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contraddistinti dal simbolo *

Inviando confermo il consenso al trattamento dei dati personali che ho inserito nel modulo disciplinato dalla Privacy Policy

Questo sito usa cookie anche di terzi per migliorare la navigazione: accetta per consentirne l'utilizzo

Accetta Cookie Policy