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In un precedente articolo e video abbiamo parlato dei presupposti dell'assegnazione della casa familiare in caso di separazione, divorzio o separazione affettiva di genitori non coniugati; in poche battute: in presenza di figli minori o maggiori d'età non economicamente indipendenti, l'assegnazione viene disposta a favore del genitore che vive stabilmente con loro.

Ora approfondiamo il tema dei vincoli imposti al proprietario dopo l'assegnazione della casa familiare: ad esempio, il proprietario può vendere il proprio immobile o concedere a terzi un altro diritto di godimento? Insomma, può aggirare in qualche modo l'assegnazione disposta dal tribunale?

In ragione del fatto che l'assegnazione della casa familiare mira a proteggere l'interesse dei figli minorenni o maggiorenni non economicamente indipendenti, la legge prevede che il provvedimento di assegnazione sia "opponibile" - ossia sia perfettamente valido ed efficace - anche nei confronti di un eventuale terzo acquirente. 
Ciò significa che la vendita in sé e per sé potrebbe anche avvenire ma, in concreto, l'acquirente non potrebbe godere dell'immobile.

Nello specifico, il provvedimento di assegnazione può essere trascritto nei registri immobiliari ed essere così, appunto, "opponibile" a chiunque vanti diritti su quell'immobile, compresi eventuali creditori del genitore proprietario che ben potrebbero avere interesse a pignorare l'immobile. 
Nel caso in cui il provvedimento di assegnazione venga trascritto nessuno potrà "far sgomberare" la casa familiare, quantomeno finché vi siano ancora i presupposti per la sua assegnazione.
Pensate: nemmeno la morte del genitore proprietario dell'immobile e l'apertura della sua successione può "intaccare" il vincolo che deriva dall'assegnazione della casa familiare. 

La trascrizione del provvedimento di assegnazione però non è obbligatoria e, in mancanza di essa, il vincolo sulla casa rimane valido ed efficace nei confronti di chiunque per soli nove anni dalla decisione del tribunale.

In buona sostanza, l'assegnazione della casa familiare determina un diritto di abitazione e un vincolo di destinazione sui generis, che si estingue solo se vengono meno i presupposti che hanno determinato l'assegnazione stessa al tempo della decisione del tribunale; sul punto, vale la pena di ricordare che per il legislatore il diritto di assegnazione si estingue, come per gli altri vincoli imposti alla casa familiare di cui abbiamo parlato, nel caso in cui il genitore assegnatario non abiti più stabilmente nella casa familiare o inizi una stabile convivenza o ancora contragga un nuovo matrimonio.

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Martina Vivirito Pellegrino

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