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La legge sul divorzio prevede che l'ex coniuge, già titolare di un assegno divorzile, abbia anche diritto a una quota del TFR (ossia dell'importo riconosciuto a titolo di trattamento di fine rapporto) percepito dall'ex coniuge al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Nello specifico, viene riconosciuto il diritto al 40% del TFR riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.

In questo articolo spieghiamo perché esiste il diritto dell'ex coniuge a una quota del TFR dell'altro ex coniuge e i presupposti per ottenerlo. 

Perché esiste il diritto a una quota del TFR?

Il diritto a una quota del TFR è stato previsto dal legislatore nel 1987 tenendo conto del contesto sociale e lavorativo del tempo, in cui fondamentalmente la donna che divorziava si trovava pressoché priva di risorse economiche, sacrificando non solo le sue aspirazioni ma anche le sue aspettative pensionistiche.

In sostanza, alla base del diritto a una quota del TFR c'è l'idea per cui, se un coniuge ha potuto dedicarsi proficuamente alla propria attività lavorativa, spesso è anche perché l'altro coniuge si è maggiormente dedicato alla famiglia, alla casa ed eventualmente ai figli. Pertanto, se alla fine del rapporto di lavoro viene corrisposto il TFR, una sua quota spetta anche all'ex coniuge che ha consentito di maturarlo.

Quali sono i presupposti per ottenere una quota del TFR?

Il diritto in questione presuppone che:

  • sia già stato riconosciuto in favore del richiedente un assegno divorzile;
  • il richiedente non sia passato a nuove nozze;
  • il TFR venga riconosciuto all'ex coniuge economicamente più forte al momento del divorzio o successivamente alla procedura di divorzio.

Ciò significa che:

  1. Se il TFR viene maturato durante il matrimonio, non c'è alcun diritto specifico a una sua quota in favore dell'altro coniuge, anche in considerazione del fatto che, durante il matrimonio, i coniugi amministrano il proprio matrimonio liberamente e contribuiscono ai bisogni della famiglia di comune accordo;
  2. La stessa cosa vale se il TFR viene maturato nella fase di separazione, poiché non è ancora stato pronunciato il divorzio, ed eventualmente il TFR può essere valorizzato per stabilire l'eventuale ammontare dell'assegno di mantenimento;
  3. Se, invece, il TFR viene maturato durante o successivamente la fase di divorzio, può essere riconosciuta una quota a favore del coniuge economicamente debole di cui venga accertato il diritto all'assegno divorzile.

 

Chiaramente, se l'ex coniuge non corrisponde spontaneamente la quota del TFR o c'è un contrasto sull'ammontare dovuto, è necessario avviare un procedimento giudiziale

 

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