SMS, EMAIL, WHATSAPP, SCREENSHOT: PROVE NEL PROCESSO CIVILE DI FAMIGLIA?
In questo articolo parliamo della possibilità di utilizzare come prova nel processo civile e, quindi, anche nel processo di famiglia, trascrizioni di sms, di messaggi WhatsApp e screenshot.
Trattiamo evidentemente di prove per le quali non esiste una disciplina espressa nel codice civile o nel codice di procedura civile.
Dunque, quali regole si applicano?
L'articolo 2712 del codice civile disciplina le cosiddette riproduzioni meccaniche, fotografiche, informatiche, fonografiche o comunque formate; tecnicamente, le dichiarazioni contenute nelle App di messaggistica possono appunto essere inquadrate nelle riproduzioni meccaniche.
Il codice civile dispone che tali riproduzioni costituiscono piena prova dei fatti e delle cose rappresentate se colui contro il quale vengono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose rappresentate.
Che cosa significa?
Significa che la parte contro cui la prova è prodotta, ad esempio, uno dei due coniugi in un giudizio di separazione, deve allegare elementi per dimostrare la non veridicità della prova prodotta dall'altro coniuge - ad esempio, l'alterazione del messaggio WhatsApp prodotto.
Tuttavia, la contestazione non impedisce che il giudice possa comunque accertare la conformità della prova prodotta all’originale anche attraverso altri mezzi di prova e presunzioni.
Recentemente è intervenuto in tema il tribunale di Mantova, il quale ha valorizzato il contenuto di SMS la cui trascrizione era stata prodotta da un genitore in un giudizio per il rimborso delle spese accessorie dei figli, dai quali emergeva l’impegno del padre di pagare la metà delle spese dell’asilo-nido.
Durante il procedimento, il padre era comparso personalmente all’udienza di prima comparizione ma aveva contestato l’invio e il contenuto di questi messaggi solo con la comparsa e, dunque, tardivamente in base alle regole del nostro codice di procedura civile.
Il caso deciso dal tribunale di Mantova è giunto sino in Cassazione e la Suprema Corte, con la decisione 19155 del 2019, ha confermato che comunque chiunque può avvalersi nel processo civile - quindi anche in caso di controversie di diritto di famiglia - di SMS, e-mail, altre tipologie di messaggi (ricevuti e inoltrati)
per sostenere in giudizio le proprie istanze.
In caso di contestazione della controparte, fermo in ogni caso il potere del giudice di valutare le prove secondo il proprio prudente apprezzamento, è sempre opportuno produrre ogni possibile elemento a supporto della conformità al vero dei documenti contestati, se del caso anche una perizia informatica asseverata avente ad oggetto smartphone, computer e altri dispositivi.
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