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SATIRA E PARODIA NELL'ARTE

In alcuni nostri precedenti contributi in materia di Appropriation art, abbiamo visto che, in linea di principio, la parodia e la satira nell'arte scriminano condotte che, altrimenti, sarebbero considerate plagio o contraffazione. 

Ma è sempre così? Lo scopriamo attraverso un caso concreto

IL CASO VANS CONTRO COLLETTIVO MSCHF: LA DECISIONE DEL TRIBUNALE

Conoscete tutti le Vans? Recentemente si è concluso con un accordo un contenzioso tra il famoso brand di sneaker e un collettivo d’arte Newyorkese, famoso per le proprie irriverenti trovate che esprimono un atteggiamento critico contro la cultura di massa e il capitalismo.

Il collettivo d’arte aveva modificato le Old Skool di Vans, creandone una versione parodistica nominata Wavy Baby in 4000 esemplari, tutti venduti in un solo giorno a 400 euro al paio: la scarpa Vans è riconoscibilissima, ma viene rielaborata con una struttura “esageratamente ondulata”.  

 

Ebbene, il tribunale aveva concesso in favore di Vans una misura d’urgenza che vietava al collettivo l’ulteriore produzione e commercializzazione delle Wavy Baby. Il collettivo si era opposto, senza successo, alla misura, sostenendo che le Wavy Baby fossero un’opera parodistica della sneaker culture e non un prodotto nato per essere indossato.

Alla fine è stato raggiunto un accordo con cui il collettivo ha riconosciuto i diritti di proprietà intellettuale di Vans e, di conseguenza, non potrà più produrre né vendere le Wavy Baby

In questo caso, dunque, la finalità di parodia dell'opera non è stata considerata sufficiente a ritenere legittime le creazioni del collettivo d'arte: il tribunale ha ritenuto, infatti, che le Wavy Baby potessero indurre in errore i consumatori e, quindi, le ha ritenute espressione di una condotta illecita. 

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