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In un precedente articolo abbiamo visto i rischi per il socio di minoranza connessi all'aumento di capitale sociale. 

Di fronte all'aumento di capitale il socio di minoranza ha due alternative:
- sottoscrivere l'aumento, quindi investire ulteriormente nella società;
- oppure non sottoscrivere l'aumento e, di conseguenza, ridimensionare il proprio peso nella società.

Quest'ultima ipotesi determina la c.d. “dilution” (ossia diluizione) della partecipazione del socio di minoranza, che si verifica, per l'appunto, quando l'aumento di capitale è sottoscritto solo dai soci di maggioranza, ad esempio perché il socio di minoranza non può permetterselo: in tal caso la partecipazione di quest'ultimo resterà quantitativamente inalterata ma il suo valore ne risulterà proporzionalmente ridotto. 

Il decreto legge n. 76/2020, cosiddetto “Decreto Semplificazioni”, ha recentemente introdotto una nuova previsione che potrebbe rappresentare un ulteriore concreto pericolo per lo sventurato socio di minoranza: fino al 30 aprile 2021 alcune operazioni di aumento del capitale da parte di società per azioni e società in accomandita per azioni, potranno essere deliberate con maggioranze inferiori a quelle previste dalla legge ed – eventualmente – dallo statuto. 

In particolare, se in assemblea è rappresentata almeno la metà del capitale sociale, la deliberazione relativa all'aumento di capitale sociale è validamente assunta con il voto favorevole della maggioranza semplice del capitale rappresentato in assemblea, e ciò, anche qualora lo statuto preveda maggioranze più elevate. 

Ciò implica che l'aumento di capitale potrà essere deliberato dai soli soci di maggioranza e nonostante il dissenso del socio di minoranza.

È evidente che tale disposizione abbia un rilevante impatto sulla posizione degli azionisti di minoranza, la cui tutela è frequentemente affidata – oltre che alla legge – anche e soprattutto alle clausole statutarie che stabiliscono maggioranze qualificate per l’approvazione degli aumenti di capitale.

Tali quorum qualificati impediscono alla maggioranza di realizzare, senza il consenso della minoranza, operazioni che abbiano un significativo impatto sia sull'intera società, sia sui singoli soci. Si tratta, quindi, di una riforma che si espone a censure perché, consentendo di derogare alle maggioranze più elevate stabilite nello statuto, finisce per compromettere gli equilibri già pattuiti dai soci e trasposti nelle disposizioni statutarie.

Il rischio è l'aumento della conflittualità fra i soci e della precarietà della posizione del socio di minoranza, il che potrebbe disincentivare gli investitori, anziché incoraggiarli, con la conseguenza che l'obiettivo principale della disposizione – ossia rendere più agevole la capitalizzazione delle società azionarie – verrebbe disatteso.

Il “Decreto semplificazioni” dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (avvenuta il 16 luglio scorso). Vedremo se la disposizione sarà ripensata in termini meno sfavorevoli ai soci di minoranza.

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Maria Irene Severino

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