COMUNIONE DEI BENI EREDITATI: DUBBI E RISPOSTE
La comunione ereditaria tra i coeredi sorge al momento della morte del de cuius e ha ad oggetto tutti i beni che erano di proprietà del defunto: beni che entrano a far parte della comunione ereditaria e di cui possono beneficiare i coeredi.
Durata e scioglimento della comunione ereditaria
Primo quesito: quanto può durare la comunione ereditaria? In linea generale, per sempre.
La legge, infatti, prevede il diritto dei coeredi di chiedere lo scioglimento della comunione ereditaria "in ogni momento", con la conseguenza che spetta al singolo coerede la scelta di provocare la divisione dei beni ereditari. Il coerede è libero di scegliere se e quando chiedere la divisione della comunione: l'azione che può decidere di instaurare, proponendo in giudizio la domanda di divisione, è imprescrittibile.
Per essere ancora più chiari: in generale, nel nostro ordinamento, nessun coerede è costretto a rimanere comproprietario dei beni ereditari; se si vuole dividere ciò che è oggetto di comunione, bisogna attivarsi, con gli oneri che ne conseguono.
Tuttavia, può accadere che il defunto imponga ai coeredi una precisa durata della comunione ereditaria. Nel testamento, infatti, il de cuius può disporre che la divisione della propria eredità non abbia luogo per un periodo di tempo non superiore a cinque anni dalla morte.
Un altro caso particolare riguarda la presenza di coeredi minori di età, evento che può giustificare la permanenza della comunione ereditaria fino a un anno dal raggiungimento della maggiore età di costoro.
Può anche accadere che siano i coeredi a decidere di mantenere il regime della comunione ereditaria. Con il cosiddetto patto di indivisione, infatti, i coeredi si obbligano a non chiedere lo scioglimento della comunione per un certo periodo di tempo. In base alle norme sulla comunione ordinaria, il termine convenzionale non può essere superiore a dieci anni, salva la possibilità di prorogare tale termine per altri dieci anni.
Che sia stato il testatore a imporre l'indivisione o che ciò abbiano pattuito i coeredi, vi possono essere gravi circostanze che giustificano l'intervento dell'autorità giudiziaria per anticipare il momento della divisione.
Comunione ereditaria e uso esclusivo dei beni
Secondo quesito: durante il regime di comunione ereditaria, un coerede può godere di un bene in via esclusiva? Sì.
Ad esempio, nel caso di più immobili, a uso abitativo e non, un coerede potrebbe trasferire la propria residenza in uno degli appartamenti che erano di proprietà del de cuius. In questo scenario, il coerede che risiede nell'appartamento in comunione ereditaria potrebbe essere tenuto a indennizzare gli altri coeredi a ristoro della loro impossibilità di usufruire pro quota dello stesso appartamento e dei relativi frutti. In mancanza di altri criteri di valutazione, la somma da corrispondere ai coeredi potrebbe essere quantificata assumendo come parametro il canone che i coeredi avrebbero potuto incassare se avessero stipulato un contratto di locazione.
Nello stesso scenario, il coerede che ha usufruito in via esclusiva di un bene in comunione ereditaria potrebbe occuparsi solo della gestione ordinaria dell'appartamento oppure adoperarsi per apportarvi delle migliorie; ad esempio, potrebbe eseguire dei lavori di ristrutturazione dell'appartamento. Al momento della divisione, costui potrebbe avere il diritto di chiedere agli altri coeredi il rimborso pro quota delle spese sostenute per le migliorie apportate, analiticamente documentate.
Iscrivetevi al nostro canale YouTube: abbiamo un'intera serie dedicata al diritto civile.
Lascia un commento
Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contraddistinti dal simbolo *