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In questo articolo tratteremo il tema relativo alla diffusione da parte dei genitori delle immagini di minori sul web e, in particolare, sui social network.

In linea di principio, il consenso dell’interessato rende lecita la pubblicazione della sua immagine (articoli 10 c.c., 96 e 97 della legge n. 644/1941 sul diritto d’autore); se l’interessato è minore d’età, il consenso dev’essere espresso dai genitori di comune accordo, in applicazione della regola generale sulla rappresentanza del minore (articolo 320 c.c.).

In sostanza, la tutela della “vita privata” del minore è affidata a chi esercita la responsabilità genitoriale, fermo restando che, in caso di interferenze illegittime dei genitori o di terzi, il “fanciullo ha diritto alla protezione della legge” (articolo 16, Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20 novembre del 1989, ratificata in Italia con legge n. 176/1991). Non a caso, il codice civile prevede che il giudice possa limitare le facoltà connesse alla responsabilità genitoriale in caso di comportamenti contrari all’interesse del minore (articolo 333 c.c.) o addirittura pronunciare la decadenza dalla responsabilità genitoriale in caso di grave pregiudizio del figlio (articolo 330 c.c.).

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In caso di contrasto fra i genitori su questioni di particolare importanza, ciascuno può ricorrere al giudice per l’adozione dei provvedimenti più idonei (articolo 316, comma 2, c.c.); nello specifico, in tema di pubblicazione di immagini o notizie relative minori, il genitore può (i) chiedere al giudice l’applicazione di una misura inibitoria che imponga all’altro genitore il divieto di diffondere l’immagine del minore e addirittura la rimozione delle foto o riprese già pubblicate, nonché, se del caso, (ii) chiedere il risarcimento dei danni arrecati al decoro e alla reputazione del minore.

L’inibitoria a tutela del diritto all’immagine, regolata dall’articolo 10 c.c., è stata disposta in un caso deciso dal tribunale di Mantova avente ad oggetto proprio un conflitto fra genitori circa la pubblicazione di foto di minori in tenera età sui social network (tribunale di Mantova, 19 settembre 2017, in Famiglia e diritto, 2018, p. 380 e s.).

Per rafforzare l’efficacia dell’inibitoria è possibile chiedere al giudice di applicare una c.d. astreinte, ossia di fissare la “somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento” (articolo 614 bis c.p.c.); tale misura coercitiva è stata per l’appunto disposta in un caso deciso dal tribunale di Roma su impulso del minore ultrasedicenne fermamente contrario alla diffusione sui social network da parte della madre di immagini e notizie riguardanti la propria vita (tribunale di Roma, 23 dicembre 2017, in Famiglia e diritto, 2018, p. 381 e ss.).

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In sostanza, anche le scelte dei genitori sulla diffusione di immagini, notizie e dati relativi ai figli minori devono essere adottate di comune accordo dai primi nell’interesse dei secondi (articolo 316, comma 1, c.c.); in caso di contrasto fra genitori, di opposizione del minore o di effetti pregiudizievoli per quest’ultimo, potrà essere attivato uno degli strumenti procedurali previsti dal nostro ordinamento a tutela dei minori.

Nei prossimi articoli tratteremo del c.d. “consenso digitale” del minore, fra diritto civile e GDPR, con particolare attenzione all’uso dei social network.

 

Alessio Storari e Martina Vivirito Pellegrino

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