IL DIRITTO FONDAMENTALE DEL MINORE DI ESSERE ASCOLTATO

Il minore ultradodicenne - o anche di età inferiore se capace di discernimento - ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e in tutti i procedimenti che lo riguardano (articolo 315 bis c.c.). 

Si tratta di un diritto fondamentale del minore alla partecipazione attiva nelle procedure che lo riguardano, previsto, tra l'altro, dall'articolo 12 della Convenzione di New York del 1989 e dall'articolo 6 della Convenzione di Strasburgo del 1996 sui diritti del fanciullo. 

Nel concreto, come puntualizzato dal legislatore italiano della riforma Cartabia, l'ascolto del minore deve essere svolto con prudenza.

Per tale ragione il nuovo articolo 473-bis 4, il cui comma 2°, c.p.c. prevede che «Il giudice non procede all'ascolto del minore, dandone atto con provvedimento motivato, se esso è in contrasto con l'interesse del minore o manifestamente superfluo, in caso di impossibilità fisica o psichica del minore o se quest'ultimo manifesta la volontà di non essere ascoltato».

Sul punto alcuni autori hanno già espresso dubbi sulla violazione, da parte del legislatore italiano, dei principi sovranazionali in materia di ascolto del minore, che non dovrebbe essere subordinato a una valutazione discrezionale del giudice.

Ad ogni modo, sarà la prassi dei tribunali italiani a confermare o meno il rispetto del diritto del minore capace di discernimento di essere ascoltato in tutti i procedimenti che lo riguardano. 

Sul punto, ad esempio, l'ordinanza Cass. Civ., Sez. I, ord. 16 aprile 2024 n. 10250, ha ritenuto legittima la decisione del giudice di omettere l'ascolto del minore che appariva particolarmente fragile in un procedimento attivato dalla nonna per tutelare il diritto alla frequentazione con la nipote

Per inciso, il diritto ad essere ascoltato non comporta che quanto detto dal minore debba essere necessariamente accolto dal giudice: la stessa relazione illustrativa al decreto legislativo n. 149/2022 con riferimento al citato articolo 473-bis.4, c.p.c., ribadisce che le opinioni del minore devono essere tenute in considerazione avuto riguardo alla sua età e al suo grado di maturità.

COME AVVIENE L'ASCOLTO DEL MINORE

L'ascolto del minore viene disposto dal giudice d'ufficio o su istanza delle parti o del curatore speciale del minore. 

Il giudice dovrebbe procedere direttamente all'ascolto del minore, se necessario con l'ausilio di esperti e altri ausiliari; sul punto la riforma Cartabia ha posto l'accento sull'importanza che l'ascolto non venga delegato, salvi casi eccezionali in cui l'ascolto diretto da parte del giudice possa risultare traumatico per il minore (ad esempio, nelle procedure in cui siano evidenziate violenze domestiche - cfr. articolo 473-bis. 45 c.p.c.). 

Prima di procedere all'ascolto del minore, il giudice dovrebbe indicare i temi oggetto dell'ascolto ai genitori, ai rispettivi difensori e all'eventuale curatore speciale nominato per il minore, i quali possono proporre argomenti e temi di approfondimento e, su autorizzazione del giudice, anche partecipare all'ascolto, purché senza influire su quest'ultimo (alcuni tribunali sono dotati di aule apposite per l'ascolto del minore in cui la partecipazione dei genitori e dei difensori avviene a distanza per evitare che il minore possa essere influenzato dalla loro presenza).

L'articolo 473 bis 5., ultimo comma, c.p.c. prevede che "Dell'ascolto del minore è effettuata registrazione audiovisiva. Se per motivi tecnici non è possibile procedere alla registrazione, il processo verbale descrive dettagliatamente il contegno del minore". 

LA CONSULENZA TECNICA D'UFFICIO

Nei procedimenti di diritto di famiglia (es. separazione, divorzio, affidamento) e nei procedimenti minorili (es. limitazione/decadenza dalla responsabilità genitoriale, adozione, procedimenti instaurati dai nonni) può essere disposta una consulenza tecnica d'uffio ("CTU"), anche di tipo psicodiagnostico, per valutare le dinamiche genitoriali e il benessere psicofisico del minore. 

La riforma Cartabia si è preoccupata di definire i limiti della CTU, prevedendo all'articolo 473-bis.25 c.p.c. che: 

  • il giudice deve precisare l'oggetto dell'incarico e scegliere il consulente tra quelli dotati di specifica competenza in relazione all'accertamento e alle valutazioni da compiere; 
  • nella consulenza psicologica, le indagini e le valutazioni su caratteristiche e profili di personalità delle parti sono consentite nei limiti in cui hanno ad oggetto aspetti tali da incidere direttamente sulle capacità genitoriali, e sono fondate su metodologie e protocolli riconosciuti dalla comunità scientifica;
  • il consulente deve svolgere le indagini che coinvolgono direttamente il minore in orari compatibili con gli impegni scolastici, e con durata e modalità che garantiscono la serenità del minore e sono adeguate alla sua età;
  • nella relazione il consulente deve tenere distinti i fatti osservati direttamente, le dichiarazioni rese dalle parti e dai terzi e le valutazioni da lui formulate, indicando altresì le metodologie e i protocolli seguiti, nonchè eventuali specifiche proposte di intervento a sostegno del nucleo familiare e del minore.

Durante le operazioni peritali, le parti possono essere assistite da un proprio consulente tecnico d'ufficio ("CTP") e depositare le proprie osservazioni. Una volta depositata la CTU finale è data comunque possibilità a tutte le parti di discuterne gli esiti in un'apposita udienza fissata dal giudice. 

PER CONSULENZA MIRATA

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